Come evidenziato anche dal celebre scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun in merito alla crisi in corso, i migliaia di giovani marocchini che tentano l’attraversamento irregolare verso Ceuta «sognano Lamine Yamal».
Per la gioventù marocchina che affronta la traversata a nuoto, Yamal rappresenta l’idolo assoluto e la prova tangibile che un figlio della migrazione magrebina può raggiungere il tetto del mondo e il successo in Europa
Questa identificazione crea una potente spinta emotiva che spinge molti ragazzi a tentare la sorte verso le enclave spagnole, vedendo la Spagna non come un nemico, ma come la terra delle opportunità.
La Spagna è passata nel giro di una settimana dalla massima euforia per la vittoria del mondiale di calcio con i riflettori puntati sul trionfo sportivo e sul Premier Pedro Sánchez che esaltava la grandezza della nazione a immagini drammatiche di un confine al collasso e all’invio immediato dell’esercito per blindare l’enclave. L’ondata migratoria a Ceuta è esplosa pochissimi giorni dopo i festeggiamenti nazionali.
l fatto che i Mondiali si siano giocati proprio in Nord America (Stati Uniti, Messico e Canada) ha reso la Spagna un argomento caldissimo nell’opinione pubblica USA. Donald Trump ha sfruttato questo palcoscenico e la freschezza del trionfo spagnolo per spostare i riflettori sulla crisi migratoria, usando Ceuta come contrappeso politico per attaccare l’esecutivo di Madrid.
Anche la dura replica di Sánchez a Giorgia Meloni si inserisce in questo clima di forte orgoglio nazionale post-Mondiale, in cui il governo spagnolo ha cercato di difendere fermamente la propria reputazione e la gestione della sicurezza interna davanti all’Europa intera
Sánchez ha risposto duramente a Giorgia Meloni, accusando l’Italia di strumentalizzare la crisi di Ceuta e demolendo la narrazione del governo italiano attraverso i dati ufficiali di Frontex e del Viminale.
La dura replica di Madrid è arrivata subito dopo la decisione di Palazzo Chigi di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen per i collegamenti con la Spagna, una misura giustificata da Meloni per “tutelare la sicurezza nazionale” dai flussi irregolari.
Sánchez ha articolato la sua controffensiva su tre punti principali:
- La “lezione” dei numeri (Spagna vs Italia)Sánchez ha replicato alla tesi italiana sul presunto “fallimento del modello spagnolo” pubblicando i dati reali sugli ingressi irregolari degli ultimi anni:
Metà degli ingressi: Il premier spagnolo ha evidenziato che la Spagna ha registrato complessivamente 234.000 migranti irregolari, una cifra che è esattamente la metà rispetto ai 478.000 ingressi registrati dall’Italia nello stesso arco temporale.
Calo degli sbarchi italiani: Sánchez ha sottolineato il controsenso della mossa italiana, ricordando che proprio i dati recenti del Viminale certificano un calo del 55% degli sbarchi in Italia.
Di conseguenza, la tesi di una minaccia imminente per la sicurezza interna italiana è stata definita priva di fondamento numerico.
- Il rispetto dei trattati e il blocco a Ceuta
Nessun transito europeo: Madrid ha ricordato che i migranti entrati nell’enclave africana non hanno alcuna possibilità legale o fisica di accedere alla Spagna continentale o al resto d’Europa. La crisi è interamente gestita e contenuta in loco attraverso respingimenti di massa d’intesa con il Marocco.
La stoccata di Sánchez: Il leader iberico ha dichiarato testualmente: «La solidarietà e l’empatia sono opzionali, il rispetto dei trattati e dei numeri no».
Con questa frase ha accusato Meloni di violare ingiustificatamente gli accordi di libera circolazione europei per pura propaganda politica.
- La smentita sulle regolarizzazioniIl governo spagnolo ha risposto anche alle accuse del centrodestra italiano (in primis del Ministro degli Esteri Antonio Tajani), secondo cui l’ondata migratoria sarebbe l’effetto “richiamo” della sanatoria spagnola per 500.000 migranti.
Madrid ha chiarito che tale procedura richiede requisiti rigorosissimi (tra cui dimostrare la residenza in Spagna già prima del 1° gennaio 2026) e che nessuno dei migranti appena entrati a Ceuta potrà mai beneficiarne.
La mossa dell’Italia ha finito per trasformare una complessa emergenza umanitaria e di confine in un vero e proprio caos diplomatico bilaterale all’interno dell’Unione Europea.
In conclusione credo che le forze di destra ed estrema destra che si oppongono all’immigrazione (e che oggi invocano il pugno duro a Ceuta) vivono con ambivalenza la figura del calciatore Lamine Yamal, faticando a conciliare l’esaltazione per il trionfo mondiale con le proprie politiche di chiusura identitaria e di frontiera.
Il modello di integrazione e i sostenitori dell’accoglienza celebrano Lamine Yamal (insieme al compagno di squadra Nico Williams) come il simbolo della Spagna multietnica, inclusiva e vincente. Celebre è il suo gesto di esultanza “304”, che richiama il codice postale di Rocafonda, il quartiere operaio e ad alta densità migratoria dove è cresciuto.
Lamine Yamal rimane così una figura iconica: sul campo unisce i tifosi di entrambe le sponde del Mediterraneo, ma fuori dal campo evidenzia le profonde contraddizioni sociali della frontiera euro-africana.
Il calciatore, nato in Spagna da padre marocchino e madre della Guinea Equatoriale, incarna perfettamente la figura del “ponte” culturale tra le due nazioni. Tuttavia, la sua figura si trova al centro di forti tensioni e contrasti geopolitici, soprattutto in concomitanza con la freschissima vittoria della Spagna ai Mondiali 2026.
Ricordiamoci che prima di diventare il trascinatore delle Furie Rosse, Yamal è stato al centro di una vera e propria battaglia diplomatica per la sua nazionalità sportiva.
La federazione calcistica marocchina (FRMF) ha tentato a lungo e con insistenza di convincere il talento a vestire la maglia dei Leoni dell’Atlante, puntando sulle sue radici paterne. Ma Yamal ha scelto la nazionale spagnola, dichiarando di sentirsi profondamente legato al Paese in cui è cresciuto e si è formato calcisticamente. Questa scelta è stata vissuta con un misto di orgoglio e delusione in Marocco, pur mantenendo il calciatore un enorme rispetto per le proprie origini.

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