“Lo Stato perdente” è il titolo scelto per la presentazione della quarta edizione del Libro nero sull’azzardo, il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon (Istituto studi sul consumo), in collaborazione con Federconsumatori Modena. Un’indagine che accende i riflettori sul fenomeno del gambling in Italia. A detta dello studio, le uniche grandi vincenti sono le imprese del settore. Quello italiano infatti è il primo mercato dell’azzardo in Europa e fra i principali al mondo, che gioca le sue partite tra scommesse sportive, lotterie, giochi di carte e casinò online. Le risorse “investite” arrivano ad essere cospicue. Secondo il calcolo, lo scorso anno ogni maggiorenne ha speso in media 3.284 euro in azzardo.
L’analisi territoriale: i picchi al Sud
L’azzardo ha registrato picchi soprattutto nel Mezzogiorno: a guidare la classifica dei capoluoghi è Isernia con 6.307 euro pro capite. In testa alla classifica dei comuni italiani si piazza Patti, in provincia di Messina, con 7.715 euro pro capite nel solo canale online.
L’online supera la soglia dei 100 miliardi
La crescita più preoccupante, evidenzia il rapporto, riguarda proprio il canale online. Un metodo di gioco che 2025 ha superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di raccolta, con un incremento del 9,5% sul 2024 e di ben il 221% rispetto al 2018. Si stima che i giocatori attivi “da remoto” siano 4,8 milioni, con una crescita allarmante tra i più giovani.
All’opposto, il volume raccolto dal canale fisico nel 2025 ammonta a 64,5 miliardi di euro, in contrazione rispetto all’anno precedente (-1,3%). Dati che fotografano anche la relazione inversa fra la situazione socioeconomica e l’incremento della raccolta complessiva. Così come, evidenzia il rapporto, la correlazione tra volumi di azzardo online e la presenza della criminalità organizzata è «diretta e documentata». E’ urgente
ripristinare il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo senza deroghe e e la tassazione sugli extraprofitti delle aziende del settore, da destinare alla sanità pubblica e a chi combatte contro la dipendenza da gioco.
Ma alla fine chi ci guadagna? Lo Stato, a conti fatti, no visti gli elevati costi sanitari e sociali che deve sostenere, tantomeno i cittadini: le uniche grandi vincenti sono le imprese del settore. In cinque anni i loro utili – calcola il rapporto – sono cresciuti del 165% in termini reali, con un fatturato aggregato che nel 2025 ha raggiunto i 10,4 miliardi di euro.
È l’iperconnessione la principale new addiction rispetto alla quale alzare la guardia oggi. L’accesso precoce al gioco d’azzardo espone adolescenti e minori. Nessuno, neppure i familiari, tende a comprendere che l’iperconnessione causa dipendenze a tutti gli effetti e psicopatologie moderne. Rimanere costantemente online altera i meccanismi cerebrali della gratificazione (legati alla dopamina), trasformando l’uso della rete da un’abitudine a un bisogno compulsivo difficile da controllare. L’iperconnessione funge da acceleratore soprattutto per il gioco d’azzardo patologico (GAP), abbattendo le barriere fisiche e temporali che un tempo limitavano l’accesso alle scommesse. Con il nostro progetto di prevenzione vite in gioco cerchiamo di creare uno spazio in cui l’adolescente possa esprimere le proprie emozioni e la paura del fallimento senza essere giudicato. Questo è l’unico vero fattore protettivo contro il disagio e le derive patologiche
Crediti fotografici: iStock.com/ Bet_Noire

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