Sono trascorsi 17 anni. Questa mattina Elisa, mia moglie, mi ha fatto gli auguri. Strano, ma vero. È così. Oggi riconosco con molta serenità e lucidità che il sacerdozio è un dono incredibile che va custodito ed io, pur essendone affascinato e appassionato non ne ero degno perché troppo fragile nella fedeltà al celibato. Forse avrei dovuto fermarmi prima perché l’ho sempre saputo, sin da ragazzo quando mi capitava di innamorarmi spesso, di soffrire nel cuore per non potermi vivere una storia “normale” come facevano i miei coetanei. Soffrivo ma resistevo. Fino a quando poi sono crollato, e di certo non per “colpa di elisa” ma perché ero così vulnerabile da abbandonare ogni scudo. Quel giorno, il 13 settembre 2007, steso ai piedi della croce piangevo perché avevo paura proprio delle mie fragilità affettive, e chiedevo a Cristo in croce di sostenermi: se mi hai voluto, tienimi a te. Non ce l’ho fatta. Oggi, quella debolezza è la mia arma per stare vicino a chi lotta con dipendenze di ogni tipo, in particolare da gioco d’azzardo, a chi si sente fallito, ai ragazzi e alle ragazze che vivono la frustrazione di non farcela, il disagio di non essere capace e le incertezze di cosa “fare da grande”. Oggi sono diventato un professionista del “fallimento” in un’epoca in cui bisogna essere efficienti e sempre super. Mia sorella, sister Lavigna, me lo raccomanda spesso: Dio ha voluto manifestare la sua Gloria attraverso i tuoi peccati, i tuoi errori e i tuoi fallimenti. Mi ricordo di quanto mi sentissi figo nell’essere considerato dalla gente, di essere stato una specie di star del clero, ricercato per celebrare i matrimoni, anche se mi riuscivano meglio le prediche nei funerali. Sono rimasto quel ragazzo semplice, ingenuo e dal cuore puro e ferito, appassionato del vangelo e certo dell’incontro di Cristo nella carne dell’essere umano scartato ed emarginato. Mi sento più ricco umanamente, ho una donna che mi ama e mi sopporta, dei figli che la sera mi aspettano che mi coccolano e che cercano le mie attenzioni e ho ancora dei sogni ancora da voler realizzare. Spero che un giorno la Chiesa riveda anche questo aspetto senza perdere la ricchezza del dono libero del celibato ma dia la possibilità a chi come me arde nella vita umana e spirituale. Io mi sento un privilegiato perché sulla mia strada ho incontrato un vero uomo di Dio, un santo dei nostri tempi che ha saputo leggere il mio cuore e ha voluto “scommettere” su di me, anzi su di noi, scappati di casa. Prima ci ha accolti, poi ci ha restituito la dignità e poi ci ha fatti crescere professionalmente affidandoci anche incarichi di grossa responsabilità. Don Luigi Ciotti mi ha dato la possibilità di rinascere e gliene saremo grati per sempre. In questi giorni mi è capitato di vedere un’intervista di qualche anno fa, di quando ero in piena crisi per il celibato e di quanto fossi già consapevole delle mie fragilità: don Pasquale cosa ti manca? https://www.ilcorrierino.it/video/don-pasquale-il-funerale-di-un-ragazzo-morto-in-scooter-vorresti-non-ti-accadesse-mai/92.html

Ho sempre apprezzato il tuo coraggio, credo che questo tuo coraggio ti abbia portato ad essere oggi una persona autentica, vera, sincera!
Ti auguro ogni bene grande
Grazie Marianna. Dimmi qualcosa più di te così che possa identificarti
Ciao Pasquale… ! ! !