Cosa cambia nel Gambling in Italia


E’ l’Italia il quarto Paese al mondo e primo in Europa per volume di gioco d’azzardo distribuito su una vasta gamma di possibilità, da quello fisico all’online. 

Il gioco online ha superato negli ultimi anni quello fisico e coinvolge sempre di più proprio le fasce giovanili. L’età si abbassa sempre di più, (lo costatiamo quando andiamo nelle scuole e ci confrontiamo con i ragazzi delle scuole superiori che ci permettono di capire anche alcune dinamiche).

E sono i canali attraverso i quali si propaga questa “nuova frontiera” del gioco “remunerativo”, specialmente tra le nuove generazioni attraverso i mezzi di comunicazione su piattaforme raggiungibili ovunque e praticamente in ogni momento della giornata, diventando così sempre più causa di disagio sociale.

I giochi online crescono a vista d’occhio e muovono valori economici colossali: nel 2022 il volume del giocato in Italia era pari a 136 miliardi, oggi si stima che si sia sfondato il muro dei 150 miliardi. Il 70% di questa cifra transita sulla rete in cui la possibilità di cadere nella dipendenza è enormemente superiore rispetto al gioco fisico (sale scommesse, sale gioco, bar, tabaccherie). Nel 2017, quando si giocavano quasi 50 miliardi in meno di quanto si è giocato nel 2023, le patologie cliniche del gioco compulsivo riguardavano un milione e mezzo di persone, secondo l’Istituto superiore di Sanità. Fra gli “effetti collaterali”, la distorsione cognitiva: in pratica più perdi e più giochi. Nel 2022 i ricavi per lo stato erano stati pari a 10,3 miliardi di euro, in cui confluiscono l’1% dal gioco online e il 20% dal gioco fisico. Oggi saranno più di 11 miliardi. Con le nuove norme pensate dal governo Meloni, in pratica la salute viene subordinata agli interessi fiscali e ai margini di profitto dei concessionari privati.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, l’11 Marzo 2024, il decreto legislativo che riordina il gioco d’azzardo online. Torna la pubblicità per il gioco responsabile, in cui sarà obbligatorio dare evidenza al marchio di chi offre il gioco d’azzardo. Sappiamo molto bene che il volume del gioco d’azzardo non ha bisogno di pubblicità per crescere, mentre la pubblicità serve per ridare una reputazione positiva alle società dell’azzardo.

Proprio così: sarà obbligatorio dare evidenza al marchio di chi offre il gioco d’azzardo. Uno psicoterapeuta direbbe che si tratta di ingiunzione a doppio vincolo. Ma un pubblicitario vi vedrebbe il colpo di genio: la semantica di sicurezza, responsabilità, tutela, protezione accostate all’immagine di chi fomenta una condotta che, per sua natura, causa insicurezza, perdita di senso del valore del denaro, irresponsabilità nella condotta, patologia sistemica.

Detto in modo diretto: le società dell’azzardo non hanno affatto bisogno della pubblicità commerciale per aumentare il loro fatturato. Ci pensa già, e in abbondanza di efficacia, l’epidemia di addiction. È il fattore “dipendenza” a spingere a risultati di business crescenti. Lo documentano, del resto, i dati del periodo successivo all’introduzione del divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazione di qualsiasi tipo. Tra il 2019 (entrata in vigore della norma) e il 2022 il volume complessivo dei giochi d’azzardo “in concessione” è aumento di ben 25,5 miliardi di euro. E avrebbe segnato numeri ancora più ragguardevoli, se non vi fosse stata la pandemia da Covid-19. Ed infatti nel 2023 si è sfiorato il “muro” dei 150 miliardi di euro. Nell’anno in corso i primi segnali parlano già di un ulteriore incremento. 

E allora, si dirà, perché spendere questi soldi per le campagne di marketing? Perché l’obiettivo è, in verità, di tutt’altra natura. È quello di mettere a disposizione una risorsa immateriale che in questi anni è venuta meno o meglio, si è nettamente ristretta: la reputazione positiva del gioco d’azzardo e delle relative società for business. Se si scava nell’opinione pubblica, si rileva infatti che il comportamento di spendere soldi per scommesse, lotterie, eccetera, è sempre più considerato come un disvalore sociale. E questo vale certamente per le famiglie, tante, che ne subiscono le conseguenze ma l’indignazione sta lievitando anche nel senso comune della popolazione. Il paese reale ha una nozione decisamente squalificante del gioco d’azzardo, quantunque “pubblico”, quantunque “ammesso in Italia”. Ecco a cosa serve la pubblicità.

Non va inoltre sottovalutato il business delle mafie in forte crescita proprio nell’ambito del gioco d’azzardo legale. Il gioco d’azzardo è uno dei principali canali di riciclaggio del denaro sporco. Le MAFIE HANNO BISOGNO CHE IL GIOCO SIA LEGALE MA NON NORMATO. C‘è un intervento diretto, di tipo proprio economico, professionale potremmo dire, delle mafie, sia per quanto riguarda il gioco fisico e negli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro, quindi le slot machine, e sempre più nel gioco online, nei siti.com che riguardano anche Paesi esteri. Le mafie intervengono quindi non solo nel gioco d’azzardo illegale, che anzi si riduce, ma in quello legale.

Le modalità maggiormente utilizzate sono soprattutto quattro: il riciclaggio, l’acquisizione di società, la distribuzione di prodotti illeciti e il controllo violento del mercato. Le prime sono trasversali e si manifestano, ad esempio, con l’acquisizione e gestione di sale che offrono gioco d’azzardo. Per la distribuzione e imposizione – anche violenta – di prodotti leciti e illeciti sono centrali gli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro – le cosiddette slot machine – e il comparto del gioco online. Le caratteristiche dei mercati e le relative configurazioni di filiera incidono sull’operatività mafiosa. I settori dell’online e delle slotsi distinguono infatti per la presenza di figure imprenditoriali che agiscono da intermediari e vantano un forte rapporto con il territorio, pur non essendo loro richieste particolari competenze manageriali o conoscenze specialistiche. 

Per la penetrazione mafiosa nel comparto delle slot machine è rilevante il segmento di filiera dei gestori, soggetti che distribuiscono le macchine presso una molteplicità di esercizi commerciali come bar e tabaccherie. Con riferimento al gioco online risultano invece centrali i master, ossia gli agenti di vendita territoriali dei concessionari, il cui ruolo evidenzia la significativa dimensione fisica di un canale che teoricamente sarebbe immateriale. Costruendo alleanze con imprenditori, tecnici e professionisti, le mafie gestiscono apparecchi e siti non conformi alle disposizioni di legge. È il caso delle slot modificate in modo da alterare i reali flussi di gioco per sottrarre denaro all’erario. Sull’elusione fiscale si basa anche la distribuzione di prodotti totalmente illegali come i videopoker o i totem, collocati solitamente negli stessi locali in cui sono presenti quelli legali. Un meccanismo analogo a quanto si verifica per i cosiddetti siti “.com”, anch’essi privi delle autorizzazioni statali.

Nel settore dell’online la confusione normativa appare di gran lunga superiore a quella presente nel gioco fisico. Questo aspetto lo rende particolarmente vulnerabile a pratiche a cavallo tra legale e illegale, crinale lungo il quale i mafiosi sembrano essere molto a proprio agio. Le reti criminali che si sviluppano in questo ambito tendono ad assumere una configurazione transnazionale per la presenza di attori economici indipendenti, che operano in paesi stranieri con basse barriere di ingresso al mercato dei giochi. Fondamentale è poi la possibilità di accedere ai paradisi fiscali e a sistemi tributari che agevolano l’occultamento di proventi illeciti.

Ancora una volta non vengono tutelati le persone più vulnerabili.

Eppure nonostante l’evidenza dei fatti, vedi l’esperienza del calciatore Fagioli, non si pensa a dare una stretta sul contrasto al gioco d’azzardo patologico. 

Bisognerebbe continuare a interrogarsi su come proteggere davvero e maggiormente le persone più fragili, diminuendo l’offerta di gioco d’azzardo. 

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), un’autorità indipendente che ha il compito di tutelare i consumatori e garantire la concorrenza nel mercato della comunicazione, di fatto non tutela un bel niente.

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1 Commento

  1. Gianpiero diacono
    Agosto 25, 2024
    Rispondi

    E ci lasciano così… da soli…!
    I neo pensionati che ancora, dopo 10 mesi, aspettano qualcosa di soldi…!!!
    SIGNORE, DA’ ALLA CHIESA QUELLA FORZA CHE E’ DONO DI DIO… PER ESSERE LIBERI, PREPARATI E FORTI..!
    Sai Pasquale, Venerdì sono stato a Battipaglia in un Ristorante-Resourt-Piscina-Bagno…: nel Ristorante serviva la figlia della TANA DEL LUPO di Gragnano… NON APPENA LE HO CHIESTO DI DON ANIELLO DELLO IOIO, CON GLI OCCHI SPLENDIDI, MI HA DETTO: AVETE APERTO UN RICORDO…! E’ INCREDIBILE… CIAO…
    soloDiobasta@outlook.it ………………… Gianpiero diacono

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