2 Novembre: La vita è breve, vivila. Ricordati che morirai


Gv 6,37-40

In quel tempo, Gesù disse: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Sono numerose le comunità che hanno deciso di offrire ai giovani un’occasione per riflettere sulla luce irradiata da tutti coloro che ci hanno preceduto e hanno vissuto fino in fondo il Vangelo.
Un modo non tanto per “combattere” la sempre più diffusa usanza di celebrare Halloween quanto per offrire un momento particolare di preparazione alla festa dei Santi e poi alle giornate dedicate alla commemorazione dei defunti.
A Torino la diocesi ha invitato i giovani a salire alla Basilica di Superga per osservare la città “dal punto più alto, al di sopra della rete di case e di strade dove brulica la vita quotidiana” per “sentir risuonare la domanda con cui si apre il cammino del Discepolo amato nel Vangelo di Giovanni, «Maestro, dove abiti?»”.
La notte che dalla festa dei Santi scivola lentamente nel giorno della memoria dei defunti è una vera e propria celebrazione della luce. Eh già, in questi giorni più che mai, i cimiteri mostrano in modo visibile ciò che la fede ci fa vedere con gli occhi del cuore: quello che definiamo il luogo dei morti, in verità è un luogo che narra e celebra la vita.
Il cristiano è uno che si lascia guidare dalla parola del vangelo: la sua fede si fonda su una parola affidabile. E oggi ci è consegnata una parola autorevole, degna di fede: “Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato” Parola di grande consolazione, che ci dice che Gesù vive il suo rapporto con noi sotto il segno del dono: noi siamo per lui un dono affidatogli dal Padre, dono di cui si assume piena responsabilità, impegnandosi a che nulla e nessuno vada perduto, ma abbia la pienezza della vita.
In questi giorni andiamo a visitare i nostri morti portando un lume e dei fiori sulla loro tomba, a dire una preghiera, a parlare con loro, a esprimere sentimenti che forse non siamo stati capaci di formulare quando essi erano in vita:
La gratitudine, perché la vita, la fede, l’amore, e tanto altro ancora, non ce li siamo dati da soli: altri ce li hanno trasmessi. Quale debito di riconoscenza abbiamo nei loro confronti! Penso a quell’uomo “sempliciotto”, un po’ folle (folle, o non piuttosto sapiente?) che, passando davanti alle tombe del cimitero, dinanzi a ognuna diceva: “Grazie!” e faceva un inchino… Va detto: spesso siamo così insipienti che è il distacco, la perdita, la morte a farci prendere consapevolezza della preziosità di chi ci sta accanto.
Il rammarico per le tante occasioni mancate, per il gesto di amore che potevamo fare e non
abbiamo fatto, per il sorriso, la gentilezza, l’attenzione che potevamo avere e che per egoismo, per indifferenza o anche solo per pigrizia non abbiamo avuto. È cosa bella portare fiori alle tombe dei nostri cari che sono morti. Ma se imparassimo a offrire anche qualche fiore e qualche gentilezza in più a coloro che sono ancora in vita accanto a noi?
La purificazione della memoria: forse ci sono state esperienze negative nei rapporti con chi ci ha lasciato; possono essere rimaste ombre, grumi di amarezza. Ecco, c’è un’ascesi da operare: avvolgere tutto nel manto della misericordia. “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7).
Sì, usare misericordia, perché avremo bisogno a nostra volta di essere avvolti nel manto della misericordia.
E se pensassimo la vita eterna come una vita in cui, purificati da tutti i nostri egoismi e da tutte le nostre meschinità, e fatti conformi al Figlio, saremo resi capaci di amarci per davvero, molto di più e molto meglio di quanto abbiamo saputo fare quaggiù?

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