Don Ciotti su #mafiacapitale: «Crimine terribile al di là del nome calpestata la dignità dei più poveri»


Dall’Avvenire

Antonio Maria Mira

venerdì 21 luglio 2017

«Lo si chiami come si vuole, mafia o non mafia, ma questa è la storia di un crimine, punto e basta! E anche grave, perché per il denaro, per l’avidità si è calpestata la vita, le speranze della gente, dei più poveri. E la sentenza lo ha riconosciuto. Dunque nessuno può cantare vittoria». È la forte riflessione di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l’associazione che da anni aveva denunciato la presenza a Roma di un gravissimo sistema corruttivo e mafioso.

Ma ora don Luigi, la sentenza ha escluso il reato di associazione mafiosa…
Siamo molto perplessi, però come sempre rispettiamo una sentenza e aspettiamo le motivazioni per dire qualcosa di più. Anche perché i confini tra associazione mafiosa e non sono molto labili. Ormai è chiaro e accertato che le mafie si avvalgono dell’atto corruttivo: mafia e corruzione vanno a braccetto. E comunque questa storia è una profonda ferita nella città di Roma. Tutti tendono a respingere il pensiero di avere a che fare con una presenza criminale mafiosa. Forse non si è capito cosa vuol dire mafia oggi…

Anche perché la corruzione, come ricorda sempre Papa Francesco, non è un reato meno grave.
È proprio così. E poi lo ripeto, i confini sono molto labili e oggi più che mai emerge che il vero sistema che le mafie stanno usando è proprio la corruzione. Al di là che si possa definire o meno come reato mafioso, quello che è suc- cesso nella Capitale è la dimostrazione di una presenza criminale non indifferente.

Eppure c’è chi ha commentato dicendo che la sentenza ha dimostrato che a Roma la mafia non c’è…
Ma se è la città che ha il più alto indice di presenza di droghe che girano in modo impressionante! Ma quel mercato chi lo gestisce? Ci sono sempre i legami mafiosi. Si parte anche da questo per dire che c’è una presenza criminale mafiosa che gestisce i traffici, i giochi, i poteri.

Per non parlare dei tanti beni confiscati proprio nella Capitale a clan di camorra e ’ndrangheta.
Sono segni concreti di una presenza mafiosa. Ci sono traffici di sostanze stupefacenti, ci sono beni confiscati, ci sono tanti elementi che appaiono continuamente. Ma di cosa stiamo parlando? Questo però non deve spaventarci, non vuol dire parlare male della città di Roma. Vuol dire prendere coscienza che questo è un problema grave che chiede a tutti uno scatto, un movimento più forte delle nostre coscienze, delle nostre responsabilità. È un atto positivo prendere coscienza. Il conoscere ci aiuta a diventare più responsabili.

Libera da anni lo ha denunciato.
Quando denunciai queste cose in un incontro al Caffè de Paris, anche questo confiscato, ci fu quasi un battibecco col prefetto di allora. Non erano parole al vento. Quello che è avvenuto a Ostia con certi personaggi che cosa è? Ma chi sono questi personaggi? E ricordo che Ostia, sciolto per mafia, è un municipio di Roma… Ma, insisto, il mio non è un giudizio. Dovremmo, invece, essere contenti che ci si aiuti a prendere coscienza perché solo così si può respingere la mafia e la corruzione, assumendoci di più la nostra parte di responsabilità.

Oltretutto le condanne di oggi confermano che la corruzione, gli affari, sono stati fatti sulla palle di immigrati, carcerati, persone in cerca di lavoro.
Per questo è un atto criminale ancora più forte di tutto il resto. Sulla pelle di tante persone, approfittando della sofferenza e della fatica della povera gente. Chiamatelo come volete, ma questo è un atto criminale che offende veramente tutti. È idolatria del denaro. Per il denaro, per l’avidità si calpesta anche la vita, le speranze della gente. Chiamatelo come volete ma è peggio del reato mafioso inteso nel senso tradizionale.

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