Che andate a fare a Cuba?


Ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino padre Massimo Nevola e don Bartolo Puca durante la formazione in seminario. Bartolo era un compagno di seminario e Massimo un padre spirituale. Siamo diventati molto amici col tempo fino a condividere un bel pezzo di vita insieme fatto soprattutto di esperienze in campi organizzati da Massimo in Italia: terremoto all’Aquila, estate a Monte Faito e Meta di Sorrento e all’estero: in Romania, a Cuba, in Terra santa, in Cina…Massimo mi ha accolto a Roma durante il discernimento vocazionale che poi mi ha portato a lasciare il ministero sacerdotale. A Roma ho iniziato a insegnare all’istituto “Massimo“ dei gesuiti e ho fatto la maggior parte delle esperienze all’estero con i ragazzi della lega missionaria studenti. Oggi sapere che i cubani ci vengono in soccorso è meraviglioso perché in quella terra esotica noi ci siamo da anni e non certo per farci le vacanze!!!


Premessa
Il destino o, meglio, la Provvidenza, si è servita della storia personale di p. Massimo Nevola che, dopo un paio di sopralluoghi compiuti in maniera informale con volontari della LMS, ha organizzato il campo per rendere omaggio a una terra cui è e sarà estremamente riconoscente per aver dato alla luce un suo grande amico e formatore, il P. Federico Arvesù. Gesuita di straordinario carisma, morto all’Avana nel ’99 dove era tornato dopo circa 30 anni di insegnamento a Roma, è stato un autentico faro di educazione alla Libertà (evidenzio la “L” maiuscola) per intere generazioni di confratelli, di candidati al Sacerdozio e di laici impegnati nel servizio alla Chiesa e al Mondo.
Il campo missionario ha aperto, secondo le parole del parroco di Cardenas e dello stesso vescovo diocesano, le porte a nuove possibilità di interventi pastorali, ha dato il suo piccolo ma significativo contributo all’avvicinamento, al dialogo e alla collaborazione tra Chiesa e Stato. Sono note le storiche tensioni tra Stato e Chiesa a Cuba, solo in parte lenite dalla visita del papa nel ’98. E il campo effettivamente ha contribuito a smontare steccati, diffidenze, pregiudizi. Fosse già solo per questo, andrebbe ripetuto più volte nell’arco dell’anno!


Cuba è bellissima perché Dio l’ha resa certamente tale nell’esuberanza della sua natura e dei suoi colori. Ma lo è ancor di più perché ha un popolo meraviglioso.


Il valore etico, oltre che professionale, di medici e infermieri fa la differenza rispetto ad altri contesti di servizio che i volontari della LMS sperimentano nei loro campi, specie dell’Est europeo. In questo senso, più che offrire noi il nostro contributo, abbiamo davvero imparato dagli operatori locali cosa vuol dire dedizione, lavoro nel rispetto di ogni vita: prestazioni che vanno ben oltre il cartellino da timbrare alla fine del turno.

“La cultura del volontariato, Cuba l’ha assimilata in modo profondo e radicale da decenni. Vederla così radicata nel popolo, cristiano praticante e non, ci ha sorpreso e riempiti di gioia. Così che anche stavolta si ritorna a casa più ricchi, riconoscendo che nonostante i ritmi implacabili della giornata (lavoro dalle 6.30 alle 23.30), il Vangelo della gratuità ci è stato testimoniato da più parti. Davvero la Grazia dell’Altissimo precede e accompagna chi vuole spendersi generosamente nel servizio del prossimo”.

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