Vangelo del giorno: #Sabato


Luca 6,1-5
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

L’osservanza del sabato consiste nel “non fare alcun lavoro” (Deuteronomio 5,14) perché è il tempo di godere. Il sabato serve a ricordare che non vivo di ciò che faccio ma del dono di Dio: il cielo, la terra, i fratelli, me stesso, tutto ci è dato. Dio stesso mi si è dato. Il sabato è necessario all’uomo perché smettendo per un giorno il fare impari a essere figlio altrimenti la vita è una sorta di condanna ai lavori forzati e la terra non è il luogo da abitare ma il luogo invaso dal nostro desiderio di dominio.
Una parte dei farisei considerava anche lo spigolare dei poveri illecito nel giorno di sabato. Non c’era limite alla loro ipocrisia: proprio loro che, soprattutto “di sabato”, spigolavano nel campo del popolo per strappare con il giudizio le spighe che non crescevano secondo la Legge, impedivano ai poveri di strappare quattro spighe rimaste per miracolo nel campo. Ma questo lavoro era “permesso”, anche perché spesso il giudizio restava nascosto nel cuore, e quando il disprezzo si palesava, lo facevano camuffandosi con gli abiti dell’insegnamento e dell’ammonimento.
Come accade spesso ai genitori oppure agli educatori che esigono moralisticamente il rispetto di regole probabilmente necessarie, ma svuotandole dell’amore che ne è il compimento, e giudicano. In tutti noi, accanto al fariseo esigente vi è anche il peccatore incapace di compiere la Legge.

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