La passività nell’Analisi Transazionale


La passività è uno stato in cui NON ci si riconosce capaci, ovvero non si usano le proprie risorse di persona adulta e non si usano in modo conforme all’età.
Ogniqualvolta incontro un problema ho due opzioni: posso usare tutto il potere del mio pensiero, delle mie emozioni e delle azioni adulte per risolverlo, oppure posso entrare nel copione effettuando una svalutazione.
La svalutazione è un ignorare inavvertitamente delle informazioni pertinenti alla soluzione di un problema.
Facciamo un esempio: immaginate di trovarmi la prima volta in una palestra e non sappia usare nessuno degli attrezzi. Cerco di attrarre l’attenzione dell’istruttore, ma lui non me ne presta alcuna. Faccio nuovamente un gesto. Nessuna risposta.
In questo momento entro nel copione. Senza esserne consapevole comincio a riproporre quel tempo della mia infanzia in cui avevo chiamato mia padre e lui non era venuto.
Sovrappongo la faccia di mio padre a quella dell’istruttore che non risponde.
Per arrivare a questa conclusione ho dovuto ignorare qualche informazione sulla realtà “Qui-e-ora”.
Ho svalutato svariate opzioni che ho da persona adulta, opzioni che non avevo da bambino.
Ogni svalutazione è accompagnata da grandiosità, vale a dire da una esagerazione di qualche caratteristica della realtà.
In pratica una caratteristica della situazione è ignorata o sminuita attraverso la svalutazione, allo stesso modo un’altra caratteristica è ingrandita fuori misura attraverso la grandiosità.
Ci sono quattro tipi di comportamento che indicano sempre che una persona sta effettuando una svalutazione.
I quattro comportamenti passivi sono: astensione, iper-adattamento, agitazione, violenza.

ASTENSIONE
Nell’astensione invece di usare energia per intraprendere un’azione che risolva il problema, la persona la utilizza per impedirsi di agire.
Una persona che esibisce questo comportamento passivo si sente a disagio e vive se stessa come una persona che non pensa.
Sta svalutando la propria capacità di fare qualsiasi cosa riguardo alla situazione.
Usa energia psichica per bloccarsi e paralizzarsi, quindi è un impegno notevole l’astensione.
Usiamo l’astensione quando usiamo l’energia psichica per impedirci di agire all’interno di un problema.

IPER-ADATTAMENTO
La persona iper-valuta i bisogni degli altri e svaluta i bisogni propri e si illude che attraverso la realizzazione dei bisogni degli altri i propri saranno soddisfatti.
Quando una persona si iper-adatta si adegua a ciò che crede siano i desideri degli altri. Lo fa senza verificare con gli altri quali siano i loro desideri nella realtà e senza nessun riferimento a quelli che sono i propri desideri.
A differenza della persona che non fa niente, la persona iper-adattata vive se stessa come una persona che pensa mentre agisce passivamente.
Tuttavia il suo pensare deriva in realtà da una contaminazione.
Una persona iper-adattata spesso sarà vissuta dagli altri come fonte d’aiuto, adattabile o accomodante.
A causa di questa accettabilità sociale e per via del fatto che la persona “sembra” pensare, l’iper-adattamento è il più difficile da individuare tra i quattro comportamenti passivi.
La persona che si iper-adatta svaluta la propria capacità di agire sulla base delle proprie opzioni. Segue invece le opzioni che crede gli altri desiderino.

AGITAZIONE
Nell’agitazione la persona svaluta la propria capacità di agire per risolvere un problema. Si sente acutamente a disagio, intraprende una attività inutile e ripetitiva nel tentativo di alleviare il suo disagio.
L’energia è diretta sull’attività agitata invece che nell’azione per risolvere il problema. Durante l’agitazione la persona non sente che sta pensando.
Molte abitudini comuni comportano agitazione.
Ne sono esempi mangiarsi le unghie, fumare, torcersi i capelli, mangiare forzatamente, tamburellare con le dita, agitare i piedi.

VIOLENZA
La realtà è percepita come estremamente limitante, gli altri nella loro possibilità di dare percepiti come estremamente limitanti e se stesso nella possibilità di godimento percepito come limitante.
Io cerco di non sentire il limite nella realtà, negli altri e in me stesso rendendomi incapace di stare nel limite.
Nella violenza la persona non riconosce il limite presente in sé, negli altri e nella realtà pertanto attacca sé o gli altri o la realtà.
Lascia esplodere dell’energia diretta verso se stessa o gli altri in un disperato tentativo di costringere l’ambiente a risolvere il problema al posto suo.

Le persone hanno un desiderio recondito: mantenere il copione piuttosto che esplorare le proprie potenzialità e capacità.
Il modo con cui mantengo il copione è dunque attraverso azioni esterne ossia rackets, giochi e simbiosi (temi che tratterò in seguito) e attraverso azioni interne ossia tramite la passività.
Da quanto una persona procrastina, somatizza, si lamenta, si deresponsabilizza noi possiamo capire quanto è dentro il suo copione, ciò vuol dire che dentro di sé sta attivando la passività ossia i comportamenti passivi.
Per realizzare il nostro pieno potenziale di Adulti dobbiamo aggiornare quelle strategie per affrontare la vita che decidemmo di utilizzare da Bambini. Dobbiamo uscire dal nostro copione e raggiungere l’autonomia. Le sue componenti sono la consapevolezza, la spontaneità, l’intimità. Questo implica la capacità di risolvere i problemi utilizzando le piene risorse adulte della persona.

Bibliografia
Ian Stewart e Vann Joines, “L’Analisi Transazionale”;
James Muriel e Jongeward Dorothy, “Nati per vincere”.

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