Antonio può essere declinato come Tonino o anche come Tony. Ebbene esiste un vecchio allenatore di nome Tony D’Amato che Antonio Conte credo conosca molto bene. A me continua a dare tanto questo meraviglioso discorso. Mi è servito nella fase di resilienza a un certo punto della mia vita ed oggi lo uso nel mio lavoro come counselor motivazionale.
Il discorso di Tony D’Amato (Al Pacino) nel film Ogni maledetta domenica sintetizza la vittoria di questo scudetto del Napoli a 1 punto dall’Inter fino all’ultimo minuto. È la metafora di questo Napoli, il Napoli di Antonio Conte.
Questa scena si riferisce al discorso che l’allenatore fa alla squadra prima della sfida decisiva per i play-off. Al Pacino inizia dicendo che “o noi risorgeremo come squadra o cederemo, un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta”. Immaginate la stessa scena dopo il 3-0 a Verona. Antonio Conte nello spogliatoio che parla ai calciatori. È da lì che comincia la salita.
Credo che qui come il vecchio allenatore anche Conte abbia parlato di “centimetri” per usarlo a mo’ di metafora con l’obiettivo di creare un’analogia tra la vita ed il football e questo sarà uno dei temi ricorrenti del suo discorso.
Poi prosegue dicendo che “noi siamo all’inferno e possiamo uscirne solo lottando, scalando le pareti dell’inferno un centimetro alla volta”. “Io però non posso farlo per voi… sono troppo vecchio”e dicendo questo inizia, con tono basso, accorato, a parlare di sé stesso, delle occasioni che ha perso nella vita e degli errori che ha fatto (“ho sperperato tutti i miei soldi…”, “ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene… e da qualche anno mi da anche fastidio la faccia che vedo nello specchio”). Non credo che quì ci sia Antonio Conte o forse si, ma a livello motivazionale è una bomba, io lo faccio spesso con i giocatori d’azzardo in cura, nella fase di accoglienza per motivarli, proprio perché portano il peso di aver sperperato il loro soldi non è detto che siano vinti per sempre. È quì cito anche la definizione bellissima di una canzone, Temporale, del grande Jova, che Raffaele si era anche tatuato sul braccio:
“E l’invincibile non è quello che vince sempre, ma quello che, anche se perde, non è vinto mai!!!
E poi di nuovo, nel film, e immagino nel Napoli, e per me questo è cruciale per la fase critica di un giocatore: Tony continua riprendendo a parlare dei “centimetri” dicendo che, appunto, “la vita è un gioco di centimetri e così è il football”, perché in entrambi “il margine di errore è ridottissimo”. Ma la cosa importante è che c’è sempre un’opportunità, non bisogna mai abbattersi, “perché i centimetri che ci servono sono dappertutto, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo”.
Ed è per questo che, dopo aver parlato delle opportunità, alzando il tono di voce, comincia a focalizzare l’attenzione del gruppo sulla necessità di collaborare per arrivare al raggiungimento dell’obiettivo. “In questa squadra si combatte per un centimetro… in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro…” e, ormai consapevole che ha il pieno controllo dello stato emotivo della squadra e che il gruppo è pronto, psicologicamente ed emotivamente, all’impegno, afferma con tono determinato “perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire…”.
E, uscendo nuovamente dalla metafora del football per parlare della vita e di quali sono gli obiettivi come essere umani, dice “e io so che se potrò avere un’esistenza appagante, sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per qual centimetro… la nostra vita è tutta lì, in questo consiste… è in quei dieci centimetri davanti alla faccia…”.
Nella terapia di un giocatore il gruppo è rappresentato dalla famiglia e dalla rete relazionale e affettiva che lo circonda.
Ma attenzione, nessuno può imporre comportamenti agli altri, perché ognuno di noi sceglie liberamente cosa fare, se sentirsi parte di un gruppo e se collaborare o meno con gli altri componenti della squadra. Nella terapia con il giocatore quì scatta la fase cosiddetta di crescita.
Infatti Tony e Angonio, lasciatemelo immaginare così, proseguono dicendo:
“io non posso obbligarvi a lottare, dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi… vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui… Questo è essere una squadra signori miei…”.
Ed è a questo punto che l’allenatore riprende il concetto espresso all’inizio del discorso, ma riletto in una chiave di contrapposizione tra sforzo individuale e beneficio collettivo: “o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente…”.
Ed è in questo momento che Tony D’amato da il meglio di sé perché chiude il cerchio della sue considerazioni e dell’analogia tra la vita ed il footballaffermando che la cosa, in fondo, è molto semplice… “E’ il football ragazzi, è tutto qui…”.
Non sembra Antonio Conte?
Si tratta solo di crederci e, soprattutto, di sentirsi squadra, collaborando gli uni con gli altri.
Siamo ormai arrivati alla fine del discorso ed è a questo punto che il coach fa e che suona come retorica e che si rivela tuttavia fondamentale, per capire se la squadra ha raccolto il suo invito e lottare per arrivare a centrare l’obiettivo: “Allora, che volete fare?”. La risposta non viene espressa a parole perchè ognuno dei componenti della squadra si alza facendo quello che sembra un vero e proprio grido di guerra e tutti escono dalla stanza non vedendo l’ora di affrontare l’avversario… ogni partita credo sia stata affrontata nello stesso modo e la vita va presa nello stesso modo.


Nessun commento