Durante il pontificato di papa Francesco la mia fede è diventata più autentica. Dal gennaio 2012 mi ero trasferito a Roma perché avevo chiesto al mio vescovo un periodo sabbatico per discernere sul sacerdozio. Ero in crisi, e forse dopo la morte tragica di mio padre non avevo ancora avuto il modo per elaborare il mio lutto. Ero in crisi perché mi innamoravo spesso. Quindi ero approdato a Roma, da padre Massimo Nevola che conoscevo da quando ero ragazzo, per capire cosa mi stesse succedendo. Avevo bisogno di staccare con il mio contesto pastorale e sociale. Iniziai quindi a insegnare nella scuola romana dei gesuiti e a fare un percorso di sostegno psicologico con padre Francesco Tata. Il 13 marzo 2013 mi trovavo a Torino, ospite della comunità dei padri gesuiti dell’Istituto Sociale, quando è stato eletto Bergoglio. Eravamo davanti alla tv con padre Granzino, Gianuzzi e Giancarlo Gola. Ho goduto di quel momento particolare insieme ai gesuiti perché papa Francesco era gesuita. Quindi, qualche mese dopo ho partecipato anche alla prima udienza con le scuole dei gesuiti trovandomi in quel periodo proprio a Roma all’Istituto Massimo. Avevo confidato a Papa Francesco la mia fatica a vivere il celibato e le mie fragilità. Era l’inizio del suo pontificato nel 2013. Mi aveva fissato negli occhi e con parole semplici mi aveva detto: “Coraggio, resta unito a Gesù”. Avevo seguito le sue parole, pregavo spesso e nel 2015 avevo deciso di tornare in diocesi per riprendere la mia attività in parrocchia. E proprio in parrocchia avevo conosciuto Elisa, e da lì è iniziata la nostra storia d’amore. Quando ci siamo sposati sono voluto tornare dal papa che ci ha accolto all’udienza dei sposi novelli e lì gli ho raccontato brevemente la mia storia che riporto su questo blog in “prete per sempre”. Sono stato un privilegiato e anzi ad oggi dico di essere stato benedetto! Al di là di questi incontri speciali, papa Francesco mi ha accompagnato nella crescita della mia fede per le posizioni forti che ha preso nei confronti dei poveri, dei migranti, del clima…è stato il papa più originale e coerente al Vangelo che abbia conosciuto, non perché BXVI e GPII non lo fossero, ma perché in quel momento che abbandonavo il sacerdozio la mia fede stava vacillando e Francesco mi ha portato all’essenzialità. Oggi siamo orfani di un leader che condannava la guerra e i soprusi, nel 2015 aveva previsto la terza guerra mondiale a pezzi. Ebbe cosa sono le guerre di oggi? Francesco, ci mancherà perché difendeva i poveri e i migranti, lottava per la giustizia e la pace, rigettava l’ipocrisia. Ha saputo infatti parlare con chiarezza ai potenti, chinandosi amabilmente verso gli ultimi. Non ha mai voluto ricevere Matteo Salvini per le sue posizioni politiche di razzismo. Ed oggi proprio tanti uomini al potere delle destre più estreme, mostrano cordoglio a questo papa. Certamente questo papa è stato un rivoluzionario, ha messo la persona al centro proprio come ha fatto Gesù nei Vangeli. Se n’è andato e dobbiamo dire con grande dolore che ci ha lasciato un profeta, un vero cristiano, un uomo di dialogo e di pace. Fino all’ultimo ha chiesto e lavorato per la pace tra gli uomini e come atto finale ha dato la benedizione alla città di Roma e a tutto il mondo. Lo si ricorderà per tante altre cose che ha fatto e che porto nel cuore. Dalla sua camminata in una piazza San Pietro a Roma deserta nel pieno dell’emergenza Covid alle ultime sue parole in occasione della Pasqua a poche ore dalla morte. Don Luigi Ciotti ci ha ricordato di quando nel 2014 ha visitato laCalabria e ha scomunicato i mafiosi. “Ai cittadini del territorio, così come a quelli di tutta Italia, ha chiesto di combattere la ‘ndrangheta “perché adora i soldi e disprezza il bene”. Era il 21 giugno del 2014, il Papa si trovava alla Piana di Sibari: davanti a lui c’erano 200mila fedeli in visita pastorale a Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. Parla contro la mafia, come aveva fatto per la prima volta Giovanni Paolo II ad Agrigento nel 1993, l’anno dopo le stragi di via D’Amelio e Capaci. Allora Wojtyla chiese ai mafiosi di convertirsi perché un giorno sarebbe arrivato il giudizio di Dio. Vent’anni dopo Bergoglio nella sua omelia aveva detto: “Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione. Quando non si adora il Signore si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza, la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato”. Don Luigi ha avuto il privilegio di condividere con Bergoglio incontri riservati e altri pubblici, come quello, recente, con un gruppo di donne in fuga dai contesti mafiosi di origine: “Non cercate fra i morti, dice il Vangelo del lunedì dopo Pasqua. E Papa Francesco, che se ne è andato in questo giorno così denso di significato, sembra volerci dire lo stesso: ‘Non restate nei sepolcri! Diventate capaci di risorgere a vita nuova!’”, è la reazione. “La notizia della scomparsa di Francesco arriva inattesa, come un interruttore che spegne l’ultima lampadina accesa dentro una casa ora immersa nell’oscurità: un mondo segnato dall’angoscia delle guerre, delle ingiustizie, della povertà, della criminalità, della crisi ambientale, di un uso sempre più arrogante e spregiudicato del potere. Ma il Papa non ci lascia nel buio! Ha celebrato con noi la Pasqua ed è morto in un giorno che profuma di resurrezione. Ha voluto fino all’ultimo, col saluto ai fedeli ieri in piazza San Pietro, incarnare quella Chiesa in uscita che si sporca le mani nelle ferite del mondo, per risanarle”. Lascia nei nostri cuori certamente molta tristezza perché con lui nella Chiesa abbiamo fatto l’esperienza di avere una madre e di avere uno spazio di libertà, di crescita cristiana e umana. Ci lascia tanta umanità e spiritualità. Mai una data come questa non poteva essere una data più significativa per un Uomo come questo.


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