Avanti popolo….


Non sono nessuno ma in questi giorni ho ricevuto sollecitazioni e provocazioni sul voto elettorale data la confusione e la pericolosità ormai acclamata dei populismi e del voto di protesta che ha invaso parecchi cittadini. Premetto di essermi sempre orientato a sinistra perché qui ho trovato i valori fondamentali dell’uguaglianza, della libertà, della difesa dei più poveri ed emarginati, insomma qui ho trovato ciò che più si rispecchia nel Vangelo. Ho conosciuto prima il partito e poi Gesù Cristo. E ho buone ragioni per dimostrarlo.
Mai come questa volta dico apertamente qual’è il mio orientamento politico anche se in passato essendo evidenti i tratti di una pastorale sociale ero spesso soprannominato “prete comunista”. Ne andavo fiero ma non approfittavo del potere ecclesiale per fare politica. Ho avuto la fortuna sia da ragazzo che da prete di aver conosciuto intellettuali e veri politici, aver girato il mondo soprattutto in quei paesi che sono stati sotto la dittatura comunista come Cuba, Albania e Romania dove ne ho saputo cogliere anche i limiti. Oggi sono un uomo libero, nudo, “senza divisa” e consapevole di fare la mia parte. Consapevole che la politica non è una “pazziella” anche se oggi tutti vogliono mettere bocca senza conoscere minimamente ciò di cui si parla, senza conoscere fatti e cose storiche. Diciamo invece allora che vogliamo protestare contro un certo modo di fare politica che è tutt’altra cosa.
Sono cresciuto in un circolo di unità popolare con falce e martello attaccati su ogni parete e sotto lo sguardo di Gramsci e in corteo tra il popolo del quarto stato, secondo di 6 figli di un padre operaio comunista anche attivo nella politica cittadina quando la politica aveva ancora una certa dignità ed era disinteressata.
Premetto inoltre che questa sinistra è la peggiore e più disastrosa e va rifondata a partire da subito perché mentre si spacca creando meteore come “liberi e uguali” che non hanno nessuna speranza di arrivare al governo, per quanto possano comunque fare danni, perde consensi e i più delusi si buttano come marionette nelle mani di Grillo. Nonostante non mi riconosca in questa sinistra ci resto e lotto perché ritorni a fare la sua parte.
I grandi assenti di questa “scampagnata” elettorale sono stati i temi delle politiche giovanili, del lavoro, della corruzione, della dignità e della libertà.
Qualcuno o forse tutti sono preoccupati dei giovani, ma nessuno se ne occupa a sufficienza. E molti di questi giovani allora aderiscono ai fascismi mai del tutto tramontati nonostante il fascismo fosse anticostituzionale. Nella costituzione ci sono le istruzioni per archiviare una volta per tutti i fascismi, perché finché non lo facciamo il processo di liberazione non sarà ancora terminato: un paese soggiogato dalla mafia e dai sentimenti fascisti non è un paese libero. “Dobbiamo difendere l’ordine repubblicano contro ogni potere eversivo fondato sulla discriminazione e sono eversive le associazioni fasciste, quelle segrete e quelle mafiose”. (D. Mattiello)
Mafia e corruzione in Italia sono due facce della stessa medaglia.
Allora Voglio votare una vera sinistra!
Ma cerco di seguire un ordine di criteri che il giornalista e scrittore Francesco Costa ha ben evidenziato.
Primo: ognuno di noi ha in testa dieci, venti potenziali criteri in base ai quali votare, e dovrà necessariamente fare un compromesso e scegliere quello che conta di più. Volendo votare una “vera sinistra” voterei Potere al Popolo anche se come priorità del suo programma elettorale ha messo i migranti e non il lavoro. Vabbè…ma dico sul serio. Potere al popolo è la vera sinistra in questo momento. Ma non ha nessuna possibilità di governare, in un caso poche possibilità anche di andare in Parlamento. Quindi votare potere al popolo significherebbe buttare un voto.
Secondo: Esiste la concretissima possibilità di un governo Salvini o Di Maio o addirittura Salvini-Di Maio. Anche se mi posso sbagliare, ma sono calcoli di probabilità.
Terzo: La coalizione di centrodestra non è una coalizione, non ha un leader e non ha progetti comuni a parte qualche vuoto slogan. È enormemente più pericolosa e farsesca di quella che tra il 2008 e il 2013 ha letteralmente trascinato il paese a un passo dalla bancarotta e dal completo commissariamento in stile Grecia. Il tutto mentre il suo capo, che incidentalmente era anche capo del governo dell’Italia, veniva processato per frode fiscale e prostituzione minorile e il Parlamento votava fingendo di credere che una sua giovane amica, diciamo così, fosse la nipote di Hosni Mubarak. E lo ripeto: questa coalizione di centrodestra è enormemente più pericolosa di quella che ha già distrutto il paese una volta. Oggi non ha più quel leader, che è suonato dagli anni e ineleggibile, e non ne ha nessun altro; ed è composta per metà da due partiti di estrema destra la cui linea politica è un miscuglio di razzismo, populismo da bar e teorie del complotto.
Quarto: L’attuale Lega è vista con preoccupazione e fastidio persino da gente come Roberto Maroni e Luca Zaia, che hanno almeno un’idea di cosa voglia dire la responsabilità di governare qualcosa; quando invece basta ascoltare Matteo Salvini parlare di dazi per rendersi conto che proprio non sa quello che dice. Fratelli d’Italia è una ridicola e inquietante parodia del Movimento Sociale Italiano, perché dopo Fiuggi persino dentro Alleanza Nazionale avrebbero giudicato come uno sciroccato – come minimo – chi avesse aderito a una teoria del complotto sui ricchi banchieri ebrei che vogliono distruggere l’Europa contaminandone la razza o fosse andato a fare sceneggiate da Bagaglino davanti al Museo Egizio di Torino.
Quinto: Forza Italia non esiste. È un involucro con un leader che non è riconosciuto come tale da nessuno – nemmeno dal gruppetto di fedelissimi che gli fanno da badanti per affetto, per antica stima o per opportunismo – che unisce pezzetti di una logora classe dirigente guidata solo da interessi individuali, pronta a sparpagliarsi il giorno dopo il voto in nome della propria personale sopravvivenza, come già accaduto dopo le elezioni politiche del 2013. Gli unici che dentro Forza Italia hanno un’ambizione politica vera – e in quanto tale rispettabile – sono quelli che vogliono fare le scarpe a Silvio Berlusconi, che saranno quindi i maggiori agenti di caos dal 5 marzo in poi. Ma attenzione, breaking news: non si possono fare le scarpe a Silvio Berlusconi, perché Forza Italia è di sua proprietà. Non è un partito vero. Dopo il voto si atomizzerà.
Sesto: Poi c’è il Movimento 5 Stelle. Trattare il Movimento 5 Stelle come un’opzione politica normale e non come una grave e pericolosa minaccia per la collettività è davvero colpevole: ed è tanto più colpevole quanto è alto e illustre ogni singolo pulpito che in questi anni ha contribuito a lisciargli il pelo e giocare col baratro per guadagnare pubblico o togliersi qualche personale sassolino contro Renzi, col risultato di sdoganare una classe dirigente della quale la cosa migliore che si possa dire – la cosa migliore – è che sia tragicamente impreparata, a cominciare dal suo leader che vorrebbe governare l’Italia avendo nel curriculum l’esperienza di webmaster e steward allo stadio. La cosa peggiore: un gruppetto di buoni a nulla – pochi in buona fede, altri in malafede – che mente in continuazione, che usa la completa incompetenza come bandiera, che ottiene consensi soffiando sui nostri peggiori istinti, che sta facendo disastri ovunque governi, che non è riuscito nemmeno a fare delle liste elettorali e un programma senza commettere errori da dilettanti, che non saprebbe amministrare un condominio ed è direttamente comandato da una società di consulenza. Di cosa stiamo parlando?
Settimo: Non mi dilungo su Liberi…anche i pochi benintenzionati sanno che fine farà questo cartello elettorale dal 5 marzo: la fine che ha fatto L’Altra Europa con Tsipras allo scorso giro, e Rivoluzione Civile a quello prima, e la Sinistra Arcobaleno a quello prima ancora. Smetterà di esistere, si sbriciolerà nelle mille sigle che l’hanno costruito allo scopo di farsi riportare in Parlamento.
Ottavo: Detesto Matteo Renzi, è antipatico è autoreferenziale. Penso che l’attuale classe dirigente del Partito Democratico sia troppo centrista e schiava dei soliti sindacati (sono diffusissime entrambe queste critiche), che sia troppo dura o troppo morbida con i migranti (sono diffusissime entrambe queste critiche), che gli 80 euro siano stati un modo balordo di spendere i soldi, che la Buona scuola sia un fallimento, eccetera. Non è questo il punto: non voglio contestare queste idee.
Nono: grazie a questa sintesi del caro amico e compagno Antonio De Feo è importante ricordarsi che: Cinque anni fa una coppia di persone dello stesso sesso non aveva alcun diritto. Oggi ci sono le unioni civili.
Cinque anni fa le volontà di un malato sul proprio fine vita non avevano alcun valore. Oggi c’è il biotestamento.
Cinque anni fa si pagava l’IMU sulla prima casa. Oggi la pagano solo i proprietari di case di lusso.
Cinque anni fa i genitori di persone con disabilità non avevano alcuna certezza per il futuro dei loro figli. Oggi c’è la legge sul “Dopo di noi”.
Cinque anni fa non esistevano misure universali contro la povertà. Oggi c’è il Reddito d’Inclusione.
Cinque anni fa i reati ambientali non erano punibili. Oggi c’è la legge sugli ecoreati.
Cinque anni fa tonnellate di cibo in eccesso venivano sprecate. Oggi, con la legge sullo spreco alimentare, è più semplice destinarle a fini di solidarietà sociale.
Cinque anni fa non c’era l’Autorità nazionale anticorruzione. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il codice antimafia. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il reato di omicidio stradale. Oggi c’è.
Cinque anni fa dieci milioni di dipendenti sotto i 1.500 euro non ricevevano alcun aiuto. Oggi ricevono 80 euro al mese in più.
Cinque anni fa datori di lavoro disonesti potevano far firmare alle loro dipendenti un documento per poterle “dimissionare” in caso di gravidanza. Oggi le “dimissioni in bianco” sono impossibili.
Cinque anni fa il PIL era a -2,4. Oggi è +1,6.
Cinque anni fa gli occupati in Italia erano 22 milioni. Oggi sono 23 milioni. Un milione di posti di lavoro in più (la metà a tempo indeterminato).
Cinque anni fa non c’era la legge sulla ciclabilità. Oggi c’è.
Cinque anni fa i miliardi recuperati dall’evasione fiscale erano 12. Oggi sono 20.
Cinque anni fa 100mila docenti erano precari. Oggi sono di ruolo.
Cinque anni fa per ottenere il divorzio bisognava aspettare tempi lunghissimi. Oggi c’è il divorzio breve.
Cinque anni fa nessuno credeva che i lavori per la Variante di Valico, per il Quadrilatero, per la Salerno-Reggio Calabria sarebbero terminati. Oggi sono terminati.
Cinque anni fa punire il caporalato era complicato. Oggi c’è una legge apposita.
Cinque anni fa non c’era il processo civile telematico. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era la riforma del Terzo settore. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il bonus cultura per i 18enni. Adesso c’è.
Cinque anni fa i docenti non ricevevano alcun sostegno per la loro formazione. Oggi hanno una card da 500 euro.
Cinque anni fa non c’era la responsabilità civile dei magistrati. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il bonus bebè. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era la dichiarazione dei redditi precompilata. Oggi c’è.
Cinque anni fa non c’era il cumulo gratuito delle pensioni. Oggi c’è.
Cinque anni fa i furbetti del cartellino proliferavano nella totale impunità. Oggi per legge rischiano il licenziamento immediato.
Cinque anni fa chi investiva in cultura non aveva alcuna agevolazione. Oggi c’è l’Art Bonus.
Cinque anni fa non c’erano giorni gratuiti per l’ingresso nei musei. Oggi si entra gratis ogni prima domenica del mese.
Cinque anni fa non c’era un piano nazionale per la Banda ultra larga. Oggi c’è.
Cinque anni fa l’imposta sul reddito delle società (IRES) era al 27.5%, ora è al 24%.
Nono: Il punto è che meriteremmo di trovare sulla scheda elettorale delle plausibili opzioni alternative al Partito Democratico: meriteremmo di avere la possibilità di scegliere un’altra strada, non fosse altro che per il sano principio dell’alternanza, senza per questo temere tragedie. Eppure sappiamo anche che oggi l’unico governo da paese normale che queste elezioni possano esprimere, l’unica classe dirigente da paese normale che questo paese possieda, sia in questo momento quella del Partito Democratico e dei suoi alleati. Gentiloni, Padoan, Bonino, Calenda, Bellanova, Della Vedova, Boschi, Scalfarotto, Minniti, Delrio, Franceschini, eccetera. Non è la classe dirigente migliore possibile. Orrore, sto allora forse dicendo che è la meno peggio? No, magari. Sto dicendo che è l’unica.
Decimo: Che siate di destra o di sinistra, che vi piaccia o non vi piaccia il governo Gentiloni, se siete un minimo seri e informati, e avete un po’ di onestà intellettuale, sapete che oggi in Italia c’è purtroppo un solo grande partito in grado di farsi carico dell’immane responsabilità di governare la settima economia del mondo ed è il Partito Democratico. Lo dico senza nessun orgoglio e anzi con grande amarezza e preoccupazione. Vorrei che non fosse così, sarebbe meglio per tutti PD compreso, ma è così. Il re è nudo. Se avete anche solo un briciolo di percezione di cosa voglia dire governare un paese – prima ancora di capire se governarlo bene o male: governarlo – e farne gli interessi e rappresentarlo nel mondo, se conoscete anche solo un po’ cosa deve e non deve fare un governo, cosa può e cosa non può fare, cosa devono essere in grado di fare le persone che ne fanno parte, lo sapete anche voi: e non è una cosa bella.

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1 Commento

  1. Avatar
    LucGhyselen
    16 Marzo, 2018
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    Molte grazie

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