Vangelo del giorno: #Decisione ferma significa tagliare


Luca 9,51-56
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Decisione è una parola che deriva dal latino decīdĕre e significa «tagliare», propr. «tagliar via». Risolvere, definire pronunciando un giudizio: “decidere una lite, una controversia, una causa; è una questione che dovete decidere tra voi”. Decisione significa anche: Scegliere fra cose o possibilità diverse.
Il Vangelo di oggi mette in evidenza la ferma decisione di Gesù di andare a Gerusalemme.
Il cristianesimo non è questione di adeguamento, ma di compimento.
Non siamo chiamati a imitare Cristo, ma a dargli compimento in noi stessi. La nostra vita non consiste nell’adeguarsi ad una verità estrinseca a noi, ma nel portare alle estreme conseguenze la verità della nostra stessa vita, ossia dare spazio al principio divino che è in noi sino a configurarci con esso.
È necessaria una decisione ferma che parte dal rompere i legami anzitutto con l’immagine della madre e tutto ciò che rappresenta bisogni e sicurezze. Gesù invita a rompere con tutto ciò che ha a che fare con i nostri desideri, le nostre fiducie e certezze, di qualsiasi genere materiali, immaginifiche, religiose esse siano.
In un altro passo Gesù pare ancora più esigente e duro: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».
Ma questa rottura non va letta come una rinuncia fine a se stessa, ma piuttosto come possibilità per un’autentica libertà. È nel vuoto e nell’abbandono – ossia ciò che la mistica chiama puro silenzio – che il divino può finalmente compiersi in noi. L’io deve essere liberato non tanto da qualcuno o da qualcosa, bensì ‘per’ potersi compiere in pienezza. È interessante notare che solo nel momento in cui Gesù sulla croce grida: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» può anche dire: «Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito».
L’essenziale per vivere abita in noi. Occorre solo crederci fino in fondo, ossia prendere consapevolezza, e poi concederle spazio, lasciarla fiorire, affinché possiamo cominciare a vivere veramente.

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