Vangelo del giorno: #coraggio, sono io, non avere paura


Matteo 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Era notte quel giorno. Come tante notti che hanno traumatizzato la nostra vita. Era notte il 6 aprile 2009. Di notte avvengono le fughe a mare dei migranti. La notte accoglie tanti giovani per le strade e nei locali. La notte è buia e tenebrosa. È una notte di solitudine quella di Gesù. Ha
cercato nella solitudine la volontà del Padre, sentendo e vivendo la propria vocazione messianica diversa rispetto all’attesa dominante di un Messia potente e dominatore; ha lottato nella solitudine contro le tentazioni, vincendo Satana grazie all’unico sostegno della Parola di Dio, custodita, interpretata e pregata nel cuore. Nella solitudine Gesù si è preparato alla croce, al perdono dei suoi nemici, all’amare i suoi discepoli fino alla fine.
E’ una solitudine piena di preghiera. Ecco perché i vangeli testimoniano a più riprese che Gesù si ritirava in disparte per pregare. Ma cos’era la preghiera di Gesù? Innanzitutto ascolto di Dio, del padre, come egli lo invocava, educato dall’ascolto delle sante Scritture del suo popolo. Gesù le leggeva, le meditava, le interpretava, le pregava, le contemplava nel cuore per discernere la voce di Dio: senza questo passaggio della parola di Dio nel cuore umano, la Parola stessa non raggiunge l’uomo, dunque non può essere efficace. In questa sosta sulla montagna, dopo il segno-miracolo della moltiplicazione dei pani e dopo aver ricevuto “l’applauso” dalle folle, Gesù ancora una volta ascolta il Padre e sceglie nuovamente di essere il Messia povero, debole, che accetta anche il fallimento umano della sua missione. Questo è il Gesù che dobbiamo avere presente nel nostro vivere quotidiano, nella nostra lotta, nei nostri fallimenti, nelle nostre fragilità. La vera notizia di questo episodio non è tanto “Gesù che cammina sulle acque” durante la tempesta ma la paura di quanti sono sulla barca. Loro che erano sempre con il Signore dei cieli e della terra, con Colui che salva, avendo pure assistito a tanti miracoli, hanno paura.
Quando guardiamo alle difficoltà, se teniamo gli occhi bassi, fissi sulle macerie, se guardiamo ai nostri complessi, ai fallimenti di ieri, ai peccati che ricorrono, iniziamo la discesa nel buio.
Conosco tanti che sprofondano nel buio perché attaccati ai loro macigni vengono trascinati nel fondo. È così per la droga, l’alcol, il gioco…ma è così anche per i lutti, i tradimenti, le ingiustizie…
solo confrontandosi a fondo con “l’universo dentro di noi” è possibile imparare a conoscere le angosce che ci rubano la vita, per cercare di esorcizzarle e sconfiggerle.
In una società complessa e incerta come quella in cui viviamo, oltre alle paure legate a minacce concrete – quelle di una competizione esasperata e di una violenza sempre più diffusa – esistono le paure
dell’immaginario, prodotte da ciascuno con le sembianze di fantasmi che spaventano e limitano ancor più dei pericoli reali. Essi assumono un peso sempre maggiore nella vita quotidiana, privando la paura della sua funzione di meccanismo di difesa per trasformarla in un nemico che ci si rivolta contro.
La paura, in tutte le sue sfumature, è sicuramente tra le emozioni più diffuse nell’attuale contesto sociale e Gesù ne accetta le conseguenze che sono incomprensioni e mancanza di fede. Ci tende la mano ogni volta che noi cadiamo o sprofondiamo. Come succederà più volte a Pietro. E allora la vera preghiera diventerà “Signore, abbi pietà di me!Salvami” perché scaturisce dal profondo del cuore come consapevolezza della propria fragilità. E le parole di Gesù vanno sempre al cuore in quell’incoraggiamento: Coraggio! Che etimologicamente significa “vai con il cuore” cor-agio; nella rassicurazione affettiva come fosse una madre: “sono io”; e nell’invito accorato per ben 365 volte nella Bibbia: “non abbiate paura”. Si capisce allora come ancora una volta la causa è sempre la poca fede che ci allontana dal centro di ciò che è essenziale.

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