Azzardomafie 2025: La dipendenza del gioco d’azzardo al capitolo 12


Un gioco per essere definito gioco d’azzardo deve avere tre condizioni necessarie: deve prevedere la messa in campo di somme di denaro o oggetti di valore (da intendere come tutti i beni che il soggetto può potenzialmente mettere in gioco); inoltre, la scommessa fatta deve essere irreversibile, per cui una volta che il denaro è stato messo in gioco è impossibile tornare indietro; infine, l’esito del gioco deve dipendere dal caso, in quanto si tratta di scommettere sulla base di elementi che non dipendono dalle proprie abilità. Passando ad un’analisi più prettamente psicologica e sociale, è necessario specificare che il gioco d’azzardo non conduce sempre alla patologia e, pertanto, va fatta una distinzione tra giocatore sociale e giocatore patologico. Il giocatore sociale gioca saltuariamente e lo fa per divertirsi, considera la possibilità di poter perdere denaro e non gioca di nuovo per cercare di “rifarsi” dalla perdita precedente. Gioca secondo le proprie possibilità, possiede, cioè, una visione nitida della realtà e in base a quella modula i propri limiti economici. Il giocatore patologico si distingue in modo netto da quello sociale, principalmente, perché non ha autoconsapevolezza e percezione dei propri limiti. Questo lo spinge a giocare compulsivamente il proprio denaro, senza considerare o trascurando l’importanza delle altre sfere della propria vita (famiglia, amicizie, lavoro), né le conseguenze che deriverebbero dalla perdita del denaro e delle relazioni personali. Sulla base di dati statistici dei soggetti che accedono ai SerD (Servizi per le Dipendenze) e ai vari servizi sul territorio, è possibile individuare alcuni aspetti caratteristici comuni tra i giocatori: personalità competitiva, depressione, tendenza all’annoiarsi rapidamente, irrequietezza, aggressività, convinzione di poter controllare gli eventi, credenze erronee (superstizione e ritualità) e una valutazione distorta dei risultati, per la quale si innesca il pensiero della “quasi vincita”, per cui il soggetto crede di essere sempre vicino alla vincita, soprattutto nei giochi come il Lotto o il Bingo basati sull’estrazione di numeri. Quindi, un comportamento si trasforma in dipendenza nel momento in cui viene a mancare il fattore di scelta controllata, diventando un comportamento inconscio, quasi automatico che la persona non riesce più a gestire consapevolmente ed è incapace di dettarne i limiti. Sul piano delle cause sociali, poi, vi sono fattori scatenanti quali eventi traumatici che, se non gestiti con l’aiuto e il supporto di una rete sociale solida, possono condurre allo sviluppo del disturbo. Pertanto, la solitudine correlata alla tendenza dell’individuo alla difficoltà nell’affrontare i problemi e quindi all’evitamento, porta all’adottare delle soluzioni, come il gioco, che apparentemente appaiono semplici e danno sollievo, ma in realtà sono disfunzionali. Il meccanismo del gioco illude di poter risolvere i problemi e migliorare la propria situazione attraverso il caso, sperando che proprio quel biglietto della lotteria oppure quel “gratta e vinci” acquistato sia quello vincente. Come se, quasi per magia, tutto potesse andare nel verso giusto. Dalla nostra esperienza, come per ogni dipendenza, un fattore di contrasto al suo sviluppo è il contatto umano, la relazione, possedere una rete sociale di riferimento e di supporto aiuta a individuare e prendere consapevolezza del problema e costituisce una risorsa fondamentale per la riuscita del percorso di aiuto. Nel mio lavoro di counselor al Serd e al Gruppo Abele mi accorgo che il gioco d’azzardo patologico è un problema di salute che si attacca alle personalità fragili. I giocatori patologici spendono fino all’ultimo centesimo dello stipendio, dilapidano i risparmi di una vita, fanno terra bruciata intorno a sé, perché amici e parenti perdono la fiducia che prima nutrivano in loro. Sappiamo, in base all’esperienza maturata in questi anni nell’ambito del progetto “Vite in gioco”, che durante questa fase critica può esserci una richiesta di aiuto, mossa dalla consapevolezza che bisogna farsi curare. Lo racconta Mario, astinente dal gioco d’azzardo dal 28 maggio 2022, che ha deciso di metterci la faccia, superando la vergogna, quando parla agli studenti dei suoi 13 anni nella ludopatia, del denaro perso e della dignità calpestata, delle menzogne raccontate, delle delusioni date alle persone care, e dei percorsi di cura falliti. Mario ne è uscito grazie a un percorso di cura, alla sua determinazione e alle persone care che gli sono state vicine, e oggi è un testimone che racconta la sua vicenda per descrivere il fenomeno e le conseguenze che comporta la pratica compulsiva del gioco d’azzardo online. Quello del gioco d’azzardo è un fenomeno crudele che può contagiare chiunque e soprattutto le persone più fragili. Bisognerebbe continuare a interrogarsi su come proteggere davvero e maggiormente le persone più fragili, diminuendo l’offerta di tutti i giochi d’azzardo. Non bastano le azioni lodevoli di informazione e prevenzione che le regioni mettono in campo, non ultima quella della Regione Piemonte “Perdere tutto non è un bel gioco”. Servono norme a tutela delle fasce più deboli. Lo abbiamo gridato durante la Campagna “Giochiamo la nostra partita”. Oggi non si vuole guardare alle evidenti criticità evidenziate nella legge di bilancio 2025 in tema di azzardo. I provvedimenti presenti in questa Manovra sembrano confermare la subordinazione dei governi agli interessi della lobby dell’azzardo, senza curarsi dei diritti e delle esigenze dei cittadini ma nemmeno degli interessi dello Stato. Infatti, viene cancellato l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave presso il ministero della Salute. Un organismo istituzionale in cui sono presenti anche le associazioni, che ha avuto come priorità il diritto alla salute dei cittadini. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), un’autorità indipendente che ha il compito di tutelare i consumatori e garantire la concorrenza nel mercato della comunicazione, di fatto non tutela un bel niente. Come abbiamo visto il gioco online ha superato negli ultimi anni quello fisico e coinvolge sempre di più proprio le fasce giovanili. L’età si abbassa sempre di più. L’adolescenza rappresenta uno specifico fattore di rischio, in quanto periodo di sviluppo neuro-cognitivo che comporta cambiamenti sostanziali nel comportamento, nell’affettività, nella ricerca e nella selezione degli stimoli più appaganti e gratificanti. Le scarse capacità di controllo comportamentale, legate ad una forte spinta verso la ricerca di stimoli ad alta capacità gratificante, possono determinare un aumento del rischio di condotte pericolose per la salute e l’integrità del giovane. Risulta che gli adolescenti possono sperimentare problemi nel gioco d’azzardo con una probabilità da due a quattro volte maggiore rispetto agli adulti. E proprio per questo quando andiamo nelle scuole medie superiori e ci confrontiamo con gli studenti del triennio, proprio i ragazzi e le ragazze ci permettono di capire anche alcune dinamiche razionali a partire dalla matematica, dallo studio delle statistiche e delle probabilità. Lo strumento matematico per studiare il gioco d’azzardo infatti è il calcolo delle probabilità: una branca che oggi è fondamentale in numerosi ambiti scientifici, ma che curiosamente è nata proprio dal gioco d’azzardo. Nelle azioni di prevenzione e informazione sui rischi di sviluppare una dipendenza da gioco d’azzardo, quando incontriamo gli studenti, le persone nei mercati e nelle fiere, mostriamo in pratica con due giochi, il cubo delle probabilità e il gioco del dado come funzionano le probabilità di vincere. Allora abbiamo costruito un cubo di plexiglass contenente circa 5.000.000 di palline bianche di polistirolo e una sola pallina nera. Invitiamo gli studenti a sfidare la sorte, tentando di pescare la pallina nera e toccando con mano la probabilità di vincere. Il riferimento è proprio quello della vincita al Superenalotto, la cui probabilità di fare 6, è 1 su 622.614.630. Numeri così grandi risultano difficilmente figurabili dalla mente umana. Abbiamo quindi realizzato questo cubo in plexiglass che misura in centimetri 50 x 50, calcolando che ci vorrebbero circa 125 cubi di queste dimensioni per arrivare alla probabilità di vincita al Superenalotto. Su quei 125 cubi solo 1 avrebbe la pallina nera vincente. E poi proponiamo il gioco del dado, consegnando a ciascun partecipante un bicchiere con 10 fagioli (che simulano il denaro) e si chiede di puntare su uno o più numeri da 1 a 6. Al lancio del dado, chi ha puntato sul numero vincente raddoppia il numero di fagioli puntati. Dimostriamo come alla lunga il banco vince sempre e quindi ci fermiamo a riflettere sul fatto che chi organizza i giochi d’azzardo e quindi il banco, vince sempre, sulle emozioni che emergono durante le giocate e sugli eventuali errori cognitivi, che possono caratterizzare il funzionamento dei giocatori. Le probabilità di vincita dei vari giochi sono riportate sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopolie devono essere indicate in modo visibile anche nelle pubblicità dei giochi. Solo che mettersi a leggerle rovina il divertimento (così come leggere le avvertenze sui pacchetti di sigarette guasta un po’ il piacere dei fumatori).  Ma il problema non è solo e non è tanto l’improbabilità di vincere. È soprattutto che, nel caso in cui si vince, non si vince quello che sarebbe matematicamente giusto: i giochi d’azzardo non sono mai giochi equi. Basta saperlo, se si gioca per divertirsi! Ma se si entra nel circolo vizioso della dipendenza dal gioco d’azzardo, qualunque esso sia, allora le conseguenze non solo economiche ma anche psicologiche e sociali possono essere molto pesanti. Nei casi gravi, sempre più numerosi, si cade in una vera e propria patologia che fino a qualche anno fa andava sotto il nome tecnico di ludopatia e oggi per essere ancora più precisi è definito disturbo da gioco d’azzardo (DGA), classificato nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 5ª edizione) nella categoria delle Dipendenze comportamentali, al pari delle dipendenze da sostanze. Chi gioca insomma deve sempre tenere ben presente che il modo migliore per non perdere è non giocare. E sono i canali attraverso i quali si propaga questa “nuova frontiera” del gioco “remunerativo”, specialmente tra le nuove generazioni attraverso i mezzi di comunicazione su piattaforme raggiungibili ovunque e praticamente in ogni momento della giornata, diventando così sempre più causa di disagio sociale. Fra gli “effetti collaterali” emerge la distorsione cognitiva: in pratica più perdi e più giochi. Le nostre azioni di prevenzione è mostrare come spesso siano proprio le regole del gioco a portare alla dipendenza. Un esempio per tutti: il Gratta e Vinci. Utilizza il meccanismo delle “piccole vincite”. Significa che chi gioca, ogni tanto, vince. È tutto studiato perché accada: il giocatore non si stancherà mai, e al tempo stesso non vincerà mai tanto. Continuerà a comprare biglietti, ed è proprio ciò che si vuole da lui. Insieme alla matematica c’è tanta psicologia. È il fattore “dipendenza” a spingere a risultati di business crescenti. Con l’aumentare dell’offerta dei giochi aumentano i giocatori patologici. Basterebbe osservare il grafico della raccolta dei dati dei Serd per rendersi conto come negli ultimi anni e nel semestre 2025 siano aumentati gli accessi dei giocatori patologici nei servizi dedicati. E anche gli accessi ad altri servizi dedicati, come i nostri sportelli di accoglienza, sono aumentati, soprattutto le famiglie, tante, che ne subiscono le conseguenze e cercano aiuto spesso nel privato sociale per l’imbarazzo di rivolgersi al servizio pubblico. La dipendenza da “gioco” è un cancro che colpisce tutta la famiglia. Per questo è importante il ruolo delle mogli, delle madri e dei padri, e anche dei figli nel recupero, ma a volte, in certe situazioni gravi, se necessario la famiglia va allontanata per tutelarla e salvarla. Pertanto, data la complessità, i percorsi di cura sono variabili e adattabili in base alla specifica situazione di dipendenza e storia di vita. I trattamenti sono progettati secondo vari approcci interdisciplinari, grazie al contributo di diversi professionisti, e sono adattati alle tempistiche ed esigenze del singolo. Le tecniche più idonee possono essere declinate secondo diversi livelli: individuale, di gruppo, familiare, e ambientale.

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