Il metodo San Patrignano


Ieri ho visto il servizio delle Iene sul metodo San Patrignano. Condivido che non si guarisce dalla droga e dal male di vivere assumendo dei farmaci ma possono essere somministrate a “scalaggio” in modo che aiutino a riprendersi finché non si è autonomi. Ci sono persone poi per le quali è necessario rimanere a “mantenimento” con questi farmaci per anni o per tutta la vita, perché per loro rimane l’unico modo di condurre una vita più normale possibile. Credo, come in molti, che San Patrignano sia una comunità che non tutte le persone con problemi di droga riuscirebbero ad affrontare: molti ragazzi sono scappati non riuscendo ad intraprendere un percorso comunitario rigido con regole severe. Infatti la riuscita di un percorso non è “canonica” ma è legata alla persona, ovvero alla storia di ogni persona. La fuga è comunque un indicatore fondamentale per testare se quel metodo sia efficace oppure no. Della vicenda di Pamela sono stati tutti catturati dalla “macellazione dei nigeriani” senza fare nessuna analisi critica ed oggettiva sul fenomeno “droga e recupero”. Mi pare che anche Pamela sia scappata da un percorso di riabilitazione ma siamo stati troppo accecati a colpevolizzare l’uomo nero tanto da perderci certe questioni importanti. E’ evidente che un tossico quarantenne di vecchia data non può essere trattato come un ragazzino di vent’anni che ha fatto esperienza di droga solo per un breve periodo. Sarebbe assurdo.
San Patrignano tra l’altro va fiera che la maggior parte dei ragazzi esce dal tunnel della droga. Cosa significa guarire? E soprattutto è molto facile rimanere “fuori dalla droga” a San Patrignano come su un’isola felice e anche essere inserito da subito nel mondo del lavoro. Ogni mezzo per uscire dalla droga è encomiabile, ma se penso che un ragazzo sceglie di rimanere chiuso nell’isola di San Patrignano per non misurarsi con le difficoltà di cui la quotidianità del mondo è piena, credo piuttosto sia meglio un supporto farmaceutico che aiuti ad affrontare la vita vera, gradualmente, passo passo. Spesso anche chi si droga da anni non fa una distinzione tra farmaci e sostanze naturali…ci sono sostanze naturali dannosissime e mortali e farmaci che hanno in sè ingredienti naturali.
Il metadone non rende la persona sballata come l’eroina, le pertmette di lavorare e di guidare l’auto; in qualsiasi momento chi lo assume può iniziare un programma di scalaggio seguito dal Ser.D, non è una passeggiata ovvio e x alcuni l’unica possibilità è andare in una comunità che li segua nello scalaggio e il reinserimento.
Le comunità come San Patrignano invece non riconoscono il metadone e ancora oggi accettano nelle loro strutture persone, anche molto giovani, che hanno assunto eroina poco prima di entrare e che quindi andranno incontro a una crisi d’astinenza potente. Da qui la necessità di controllarle continuamente (anche in bagno),sottoporle a lavoro fisico e, a volte, di chiuderle a chiave in camera x giorni.
Dire che la tossicodipendenza non è una malattia non ridà speranza a chi ne soffre ma toglie senso al suo dolore, ne mina la dignità e i diritti.
Credo che la prevenzione e l’educazione siano chiaramente preziosi strumenti per affrontare il problema tossicodipendenza, anche se non bastano e non si ci vuole investire in termini di risorse economiche e di personale.
La droga è una piaga sociale che certamente non hanno portato i nigeriani o i “neri”. Le strade sono tantissime, perché ogni storia è diversa, non esiste un tossicodipendente uguale ad un altro, perciò è assolutamente scorretto generalizzare indicando una via e demonizzandone un’altra. Le iene imparino anche a documentarsi seriamente e con criticità invece di esaltare realtà singole ed isolate.
Invito chi volesse informarsi in modo esauriente sull’argomento metodo “terapeutico” di San Patrignano di leggere i seguenti libri (non facili da trovare ma reperibili in biblioteca o in internet):
Viaggio a San Patrignano di Gaspare Virzì
Il gelo dentro di Natalia Berla
La quiete sotto la pelle di Fabio Anibaldi Cantelli
tutte testimonianze di chi ha vissuto la comunità.
Per un parere terzo proprio sul delitto Maranzano è interssante la perizia psichiatrica di Alfio Russo che si trova in “il delitto di San Patrignano” di Angelo Battistini(psichiatra).
Una denuncia spietata ai metodi delle comunità di vita si trova nel libro “Mara come me” di Marco Salvia, basato su testimonianze confermate da fatti di cronaca come il rinvio a giudizio di Don Gelmini(Marzo 2011).
Sul sito di Radio radicale si trovano interessanti testimonianze audio su San Patrignano, in particolare segnalo l’intervista a Gaspare Virzì.
Infine nell’archivio storico di Repubblica si possono rintracciare gli articoli dell’epoca e recuperare informazioni, oltre che sul “processo delle catene” e il processo Maranzano, anche su Fioralba Petrucci, Natalia Berla, Gabriele di Paola, Leonardo Bargiotti e Antonia Baslini.
Il problema tossicodipendenza sta tornando d’attualità è importante che chi cerca aiuto per sè o un familiare sia informato e non oggetto di arbitrio e dilettantismo.
https://www.iene.mediaset.it/video/il-metodo-di-san-patrignano_13047.shtml

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