Mafie e Covid


https://www.ilcorrierino.com/coronavirus-lallarme-di-libera-la-pandemia–il-luogo-ideale-per-le-mafie/16397.html?fbclid=IwAR3uYO6tYmrJ2zcQbHJLQz4aXf_RneyjJsBlERsZCext2EldMQwCzP08x18

Intervista per il Corrierino

“Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Questa frase pronunciata da Paolo Borsellino racchiude tutta l’importanza e la necessità di informare giovani e adulti su questo fenomeno.

Non esistono più zone geografiche specifiche, ma il fenomeno mafioso si è esteso a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, infiltrato ormai, nel tessuto politico, sociale ed economico del nostro paese.

Don Luigi Ciotti, che domenica sera è apparso su Rai 1 con un docu-film spesso dice che la più grande nemica della cultura mafiosa è la conoscenza, la cultura che crea perdita di consensi.

La crisi sanitaria per l’emergenza coronavirus ne sta producendo un’altra, economica e finanziaria. Uno scenario di allarme sociale nel quale le mafie si muovono a proprio agio e si sviluppano. Oggi ci ritroviamo ad avere una cattiva gestione della sanità perché negli anni le mafie “hanno mangiato”. Le mafie sono riuscite ad infiltrarsi ai vertici del settore sanitario. Ho visto in questi giorni la serie “il capo dei capi” di Claudio Gioè e mi accorgo come oggi la pandemia rappresenta il luogo ideale per le mafie e il motivo è semplice: se hai fame, cerchi pane, non ti importa da quale forno abbia origine e chi lo stia distribuendo; se hai necessità di un farmaco, paghi, non ti domandi chi te lo stia vendendo, lo vuoi e basta. È solo nei tempi di pace e benessere che la scelta è possibile.

Vi sono inoltre gli aspetti di quella “bomba sociale” di cui Roberto Tartaglia (oggi consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e già Pm nel processo “Trattativa” a Palermo) ed Enza Rando, vice presedente di Libera hanno parlato.

Innanzitutto la mancanza di liquidità (le mafie non aspettano altro che colmarla con gli immensi capitali illeciti di cui dispongono) e ovviamente la consequenziale debolezza dei cittadini, spesso piccoli imprenditori, anche lavoratori in nero, che oggi sono privi di ammortizzatori sociali. Sono le più facili prede di strozzini e mafiosi, pronti ad assoldarli sia come “manodopera” che come “teste d’ariete” per investimenti a cavallo fra economia legale ed illegale.

Già all’epoca Giovanni Falcone aveva compreso come la via più breve per arrivare alla mafia fosse quella di seguire la “scia” dei soldi, arrivando a svelare intrecci e scambi di interessi tra mafia, politica ed economia. Le straordinarie intuizioni di Falcone costituiscono ancora oggi una chiave di volta, un ponte tra passato e presente per comprendere natura e strategie della mafia economica, che in maniera esponenziale ha preso possesso dei circuiti economici e imprenditoriali a livello locale e internazionale. I mafiosi non sparano più, ma lavorano sottotraccia,  lasciando meno sangue per strada. E ciò che preoccupa è il progressivo emergere di quella che don Ciotti definisce “zona grigia”, di commistione tra legale e illegale”. 

Il problema delle mafie oggi è serio ed è una emergenza anche se vogliono farci credere altro e molti politici spostano l’attenzione sui migranti tacciando di criminalità chi salva vite in mare.

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