#Musica #parole e #resilienza…


Una canzone ha un potere misterioso che va al di là della percezione intellettiva. Una canzone quando ti piace tocca le corde dell’anima e sa rivelarti il tuo destino. La canzone in questione è la leva calcistica del ’68. De Gregori parla di calcio, certo, ma nel suo significato metaforico c’è un racconto esistenziale per ogni essere umano. Come sul campo da gioco così nella vita. Paura, tristezza, gioia…sono solo alcune delle emozioni che provi quando giochi, vinci o perdi, sudi o guardi, soffri o speri. Come nel calcio anche nella vita spesso ti trovi a fare delle scelte, pensate, studiate, sacrificate, improvvise e istintive. Ma capita spesso di fare i conti anche con il fato, la fragilità, la stanchezza, la distrazione…e come Nino quando ti capita di trovarti sul dischetto a tirare un calcio di rigore può succederti di sbagliare. Nino è un perdente, un giocatore triste che non ha vinto mai. Nino è la generazione di quelli che hanno messo il cuore dentro alle scarpe e corre più veloce del vento. Una immagine straordinaria del cantautore che nel calcio di oggi trova posto anche un’altra emozione. Il disgusto. Dove nelle scarpe metti soldi, pubblicità, compromessi, inganni, bugie…sono uomini che probabilmente non hanno sbagliato niente o forse stanno sbagliando tutto. Un ragazzo di 12 anni oggi quando mette il piede sul rettangolo da gioco cosa sognerà? Quali occhi guarderà? Quelli di un allenatore che vuole farti prima uomo e poi giocatore o quelli di uno che vuole farci un affare?
Voglio oggi condividere queste parole aprendo riflessioni a lungo raggio. Una canzone come questa ha il potere di farti volare. Ha il potere di farti rialzare. Di farti sentire invincibile non perché vinci sempre ma perchè quando perdi non ti arrendi mai e sai che puoi ancora farcela.
Un grande giocatore nel calcio resta tale come un uomo nella vita. “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. La Leva Calcistica della Classe ’68 è anche la colonna sonora della generazione del mio papà, all’epoca diciottenne. Generazione di giovani che volevano cambiare il mondo e che la storia invece sconfisse. Anche perché dopo il ’68 seguirono fatti brutti. Oggi quei giovani sono pensionati e la vita si allea alla morte per farli cadere. Coraggio, Altruismo e Fantasia, però sono ciò che li rende invincibili. “Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette, quest’ altro anno giocherà con la maglia numero sette”…Perché al di là di tutto la morte non ha vinto.

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