#Domenica: È già quì un “pezzo dl Regno di Dio”


XXIX domenica – Tempo ordinario
Anno A

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Siamo a Gerusalemme, nell’area sacra del tempio, dove era proibito introdurre qualsiasi figura umana, anche se coniata sulle monete. Per questo c’erano i cambiavalute all’ingresso. I farisei, i puri, con la loro religiosità ostentata, portano dentro il luogo più sacro della nazione, la moneta pagana proibita con l’effigie dell’imperatore Tiberio. I commedianti sono smascherati: sono loro, gli osservanti, a violare la norma, mostrando di seguire la legge del denaro e non quella di Mosè.
«Rendete a Cesare quel che è di Cesare» vuol dire servire, prendersi cura di quello che siamo soliti denominare il bene comune: impegnarsi a fare il bene in questo mondo di Cesari. Questo non significa idolatrare il potente di turno, ma fare in modo che questo mondo possa essere ‘trasformato’ dal di dentro, attraverso l’inserimento di un ‘principio nuovo’ , una nuova modalità d’esistenza, un altro stile di vita. Sarà pur vero che questo mondo è pieno di menzogna e di morte, ma il cristiano è, in virtù della sua appartenenza a Cristo, ‘nuova’ modalità d’esistenza, portatore di un principio di vita nuovo in grado di vincere anche la menzogna e la morte.  Essere cristiani non significa essere proiettati verso un aldilà paradisiaco, ‘saltando’ la terra, ma piuttosto essere ‘rinviati’, radicati, ben piantati su questa terra attraverso una modalità di vita del tutto nuova.
Cosa vuol dire invece rendere a Dio ciò che è di Dio? Se nel caso di Cesare tutto è partito da un’effige su di una moneta, qual è la moneta che riguarda il mondo di Dio? L’uomo. L’essere umano è immagine di Dio. Rendere a Dio ciò che è di Dio significherà restituirgli le sue creature nella loro piena dignità, l’uomo ridonato a se stesso, ripulito dal fango che lo imbratta, guarito delle ferite nel corpo e nell’anima.
Il Vangelo di oggi sottolinea che ai cristiani non è dato disertare la terra in nome di un fantomatico ‘cielo’, ma è chiesto loro di trasformare la terra in un cielo.
Nel Padre nostro noi preghiamo perché venga qui ed ora il suo Regno, e noi sappiamo che laddove si vive l’amore, là si trova già un “pezzo dl Regno di Dio”. Il paradiso non sarà tanto la terra che trasfigurata dall’amore salirà in cielo, ma piuttosto il cielo che scende sulla terra, e impregna di amore ogni cosa. Paradiso sarà questa terra trasformata in cielo, e questo grazie all’amore vissuto qui ed ora, in un mondo di Cesari e di santi.
A me e ad ogni persona, Gesù ripete: tu non appartieni a nessun potere, resta libero da tutti, ribelle ad ogni tentazione di lasciarti asservire.

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