La morte di Nicolas tra paura e indifferenza L’AMORE NON BASTA “È un dovere alzare la voce, quando gli altri scelgono un prudente silenzio”. (L.Ciotti)


Riflessioni pubblicate su Metropolis quotidiano a pag. 21

C’era una volta una strada, una strada lunga ed abitata da ragazzi e ragazze di ogni età!

La chiamavano “a’ via ra bellezz”!!!

Ci s innamorava su quella strada!

Si scendeva a valle dai monti alla ricerca della “bellezza”! 

Si camminava, si passeggiava e c’era chi correva su una 50 special o chi impennava su un Si della Piaggio!

Domenica notte quella strada si è macchiata di sangue! Non è stato un incidente! E’ STATO UN OMICIDIO!

Nicolas su quella strada non ha incontrato la bellezza ma la morte! MA NON SI PUÓ MORIRE A QUELL’ ETÀ PER NESSUNA RAGIONE AL MONDO!

Proprio in questi giorni è uscito il libro di don Luig Ciotti«L’amore non basta”, una sorta di autobiografia collettiva in cui scrive: “Per occuparsi degli altri, l’amore è base troppo fragile. Occorre il sentimento di giustizia, ossia una profonda empatia per le vicende umane, quel sentire sulla pelle le ferite degli altri che impedisce l’indifferenza, il giudizio e il pregiudizio, frutti velenosi dell’ignoranzaDon Luigi Ciotti è, infatti, un sacerdote che non si limita alla cura delle anime ma si batte per una maggiore giustizia sociale, per una società dove tutti, a partire dai più fragili, siano riconosciuti nella loro libertà e dignità di persone.

Di fronte a questa vicenda non possiamo rimanere indifferenti. E non basta nemmeno commuoversi, E’ NECESSARIO MUOVERSI!

Non è tollerabile leggere dichiarazioni istituzionali del tipo “Qui la camorra non c’è”! E’ impensabile crederlo e far finta di niente!

La camorra c’è e continua i suoi affari con la droga, con l’usura, il pizzo, gli appalti e “s’intrufola” nella politica. Il triste fenomeno di questi giorni è il riflesso di una piaga sociale presente sul territorio da molti, troppi anni.

Quando io ero un ragazzino sulle nostre strade e sui nostri sentieri di montagna scorreva il sangue dei clan rivali, che si facevano la guerra con agguati, spari di pistole e di fucili e bombe. Le persone scomparivano e l’omertà proteggeva i latitanti. Ed io, che da Pimonte venivo a “vivere” a Scanzano me la facevo sotto. Con i ragazzini della mia età ci siamo trovati spesso per strada come spettatori ma quelle strade le frequentavamo secondo codici precisi. Sapevamo bene chi erano i buoni e chi erano i cattivi. E quando uno buono passava con i cattivi tentavamo disperatamente di salvarlo spesso senza riuscirci e poi capitava di trovarlo morto ammazzato per strada. Eravamo affascinati tutti dai cattivi, dagli scarponcini di montagna e dalle moto di grossa cilindrata come la mitica Africa Twin…segni di prepotenza e di potere. A questa età, poi, tra i 15 e i 25 anni ti credi immortale ed inoltre certe serie televisive diventano benzina sul fuoco. 

Oggi viviamo ancora di quella violenza degli anni ‘90. Lo Stato non ha ancora vinto in queste terre e forse, senza una presa di coscienza collettiva, mai vincerà!

E’ finito un clan ma ne sono nati di nuovi, più organizzati e senza codici d’onore.

In questi giorni per le strade dei monti Lattari ci sono tanti sentimenti contrastanti. C’è il dolore, lo sgomento, la disperazione, la rabbia, la tristezza e la paura, tanta paura. La stessa paura che molte volte ci salva la vita ma che, quando prende il sopravvento, diventa lo scudo della criminalità. Ma la paura di vedere i nostri figli alla deriva non ci assale? La responsabilità è nostra! Ognuno deve fare la sua parte: famiglia, scuola, istituzioni, chiesa…ma più di tutti tocca a noi, padri invisibili e madri onnipresenti. 

L’amore non basta nè possiamo pensare di adempiere al nostro ruolo genitoriale dando cose, riempendo le tasche dei nostri figlidi soldi, vestendoli con abiti firmati ed evitando di richiedere loro sacrifici. Spesso la nostra più grande paura è di perdere il loro consenso, l’affetto, la riconoscenza…e permettiamo loro tutto quello che chiedono e non chiedono. Siamo “incoscienti” cioè non consapevoli. Se restiamo terrorizzati al solo pensiero che i nostri figli possano trovarsi coinvolti in qualcosa del genere come è capitato a Nicolas, allora riprendiamoli per mano i nostri figli edaccompagniamoli standogli affianco investendo il nostro tempo con loro. Non basta l’amore e “dare cose” non significa amare!Urge informare e metterli in guardia. Forse noi stessi crediamo di essere onnipotenti per aver dato loro tutto e non ci accorgiamo che trasmettiamo onnipotenza ai nostri figli senza consegnare loro la paura. Quella paura che salva la vita.

La vita criminale non sembra spaventarli: non hanno paura di niente, nemmeno della morte. Un po’ perché sono ancora giovani e incoscienti, un po’ perché il loro desiderio di potere e di ricchezza li spinge oltre qualsiasi limite.

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