Vangelo del giorno: #vangelodelgiorno sui social


Matteo 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

In questi giorni la liturgia a piccoli passi ci accompagna alla comprensione della parabola detta del seminatore. Il cuore di questa parabola è proprio l’ascolto e la comprensione. Ho un ricordo infantile molto caro su cui fantasticavo un sacco. Da bambino accostavo la parola seminario con seminatore e a buon ragione mi convincevo che il tempo di questo periodo di formazione fosse un tempo di semina e coltivazione del terreno. Nella cappella del seminario a Scanzano era raffigurata proprio questa parabola e diventava un esercizio fantasioso pormi sempre la stessa domanda. Considerando che di anni in seminario ne ho fatti davvero tanti oggi continuò a farmi questa domanda: che genere di terreno sono io? Credo che sia una domanda che tutti si sono posti almeno una volta nella vita! Allora il cuore della parabola è ancora questo: comprendere. E per una comprensione piena dobbiamo attendere ancora come ci veniva proclamato domenica nell’altra parabola sulla zizzania. Con umiltà continuiamo a verificare il nostro terreno, zappandolo, innaffiandolo, concimandolo…l’idea di aver creato un gruppo dove si legge e si cerca di comprendere il Vangelo ha come scopo proprio questo. Decidiamo noi che terreno voler essere. Decidiamo noi cosa farcene degli strumenti tecnologici e dei social network. Leggere il Vangelo tutti i giorni è comunque significativo. Cercare di comprenderlo è altrettanto significativo. Cercare di metterlo in pratica è ancora di più significativo. Credo che basterebbe calcolare il tempo che dedichiamo a leggere il Vangelo (basterebbero pochi secondi) e ai pochi minuti per dire la nostra…ci accorgeremo da subito quanti secondi ancora durante la giornata ci sono incontri eventi pensieri che ci riannodano alla Parola del giorno. Considerando il tempo o meglio le ore che trascorriamo su fb o sugli altri social per curiosare e indagare nella vita degli altri e magari sentenziare e giudicare i vissuti altrui spesso senza conoscere le persone in questione, è davvero misero il tempo del Vangelo. È davvero misera la nostra vita. Ho deciso di creare un blog soprattutto per questo. Ho deciso di tornare sui social soprattutto per questo. Allora condividere significa seminare. Se ognuno iniziasse a condividere la Parola sui propri profili social faremo un salto di qualità non indifferente. Magari non sarà figo perché non è una cosa sensazionale e basterebbe anche questo per valutare il tipo di terreno che siamo. Da che parte siamo? Io ho scelto #vangelodelgiorno

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