Sulla #crisidigoverno: pericolosità, vigliaccheria e ipocrisia


Questa mattina e soprattutto ieri ho letto tanti commenti sulla crisi di governo oltre aver seguito in diretta gli interventi di Conte, Salvini, Renzi, Morra e qualche altro.
Uno, mi ha colpito in particolare: “Salvini al potere ce lo ha messo la sinistra, quando ha rifiutato l’invito del Movimento”. E pensavo: caspita, ma guarda da quanti punti di vista si può leggere la realtà! Ovviamente è un sostenitore del movimento, che non vuole ancora ammettere il fallimento di un disastro annunciato ancor prima che iniziasse.
Del resto, adesso, giustamente, c’è chi pensa ad un’alleanza giallo-rossa per ostacolare il cazzaro. Perché al voto vincerebbe alleandosi con Berlusconi che pur di tornare in scena venderebbe ancora l’anima al Diavolo.
E allora, conviene adesso, allearsi? Non lo so. Rimango dell’idea di inaffidabilità dei personaggi del movimento e dopo gli ultimi esiti di questa crisi vi aggiungo la pericolosità, la vigliaccheria e l’ipocrisia. Pericolosi perché hanno sposato il “decreto della morte” pur di rimanere al potere. Vigliacchi perché solo quando Salvini ha rovesciato il tavolo hanno iniziato a prendere posizione contrastanti nei suoi confronti. A parte Conte, anche Morra, ieri, si è guadagnata la sua bella figura evidenziando l’ostentazione del rosario da parte di Salvini in Calabria con chiari riferimenti alla ‘Ndrangheta. Ho esultato per questa cosa, ma poi ho riflettuto sull’ennesima vigliaccheria che stanno mettendo in scena perché solo adesso, dicono quello che forse hanno sempre pensato del loro alleato. E quindi avrebbero continuato a stargli accanto se non ci fosse stata la crisi? Mamm do Carmine!!!! Sono ipocriti per le tante dichiarazioni fatte prima, durante e dopo questa crisi, in particolare Luigi Di Maio e non ultimo, il presidente Conte:
“Lo sviluppo ecosostenibile deve spingersi a inserire un nuovo modello di crescita non più economicista. Dobbiamo incentivare le prassi eco-responsabile. Il nuovo umanesimo è la mia stella polare”. Questa idea politica è fortemente sostenuta da Luigi Ciotti che insieme al filosofo Vittorio Aliberti hanno scritto Per un nuovo umanesimo. Come ridare un ideale a italiani e europei. Dove si sottolinea l’aumento della povertà, la perdita del lavoro, il dilagare della corruzione, la riduzione dei servizi sociali, la dispersione scolastica. Fenomeni che avvelenano e frantumano la nostra società, creando mancanza di coesione e disuguaglianza strutturale. La soluzione a questa crisi, secondo loro è investire sullo sviluppo umano per un «nuovo umanesimo».
Ma Conte è lo stesso presidente del Consiglio che ha sponsorizzato il decreto di sicurezza bis. E lo stesso Luigi Ciotti aveva ribadito a proposito: “il grado di umanità del nostro Paese si è corrotto. La politica ha tradito la Costituzione, i sogni e gli ideali di chi l’ha pensata e scritta e delle convenzioni internazionali. La politica esca dai tatticismi, dai giochi di potere e riduca le distanze sociali e si lasci guidare dai bisogni delle persone”.
Don Luigi Ciotti ricorda le parole pronunciate da papa Francesco il 6 maggio 2016, quando al Pontefice è stato conferito il premio Carlo Magno: «Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia […]. Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia, della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa, madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?» (p. 25).
Per rifondare la società europea è necessaria, dunque, una concreta operazione culturale, basata su queste azioni: ideare, organizzarsi, condividere. Occorre «liberare la cultura», riflettendo sulle nostre responsabilità e sulla nostra comune interdipendenza, superando gli egoismi e le arroganze, aprendo le menti, coltivando le virtù, la saggezza e il coraggio.
La politica, secondo il pensiero di Aristotele, è bene comune, non potere del principe. Essa nasce dall’etica, mentre ora si assiste a un divario tra politica ed etica, denunciato da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. È necessario ripensare l’economia e il mercato con una visione diversa della natura umana. Quale speranza in questo contesto?
La speranza, secondo gli autori, parte dalle periferie, dalle classi più povere ed emarginate, che ci forniranno le coordinate del nostro futuro. I nuovi scenari costituiscono una sfida per la dottrina sociale cattolica e richiedono risposte diverse a livello personale e collettivo. Da un lato, la comunità internazionale ha raggiunto il consenso su una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile che coinvolgono governi, opinione pubblica e imprese a livello globale. Dall’altro, le politiche di cooperazione, basate sul bene comune, la solidarietà e la «conversione ecologica», si scontrano con individualismi e indifferenze.
Il tema della responsabilità, richiamato da don Luigi Ciotti, è alla base del programma di rinnovamento: ognuno di noi può agire favorendo il senso della comunità e della sostenibilità per un cambiamento sociale. Altrettanto centrale è la nuova idea di formazione del personale politico formulata da Vittorio Alberti per un nuovo patto Stato-cittadini, per restituire all’Europa un’identità democratica e un’idea di laicità fondata su integrazione, pensiero e rinnovamento.
In questo contesto, diventano essenziali la cura della legalità e il contrasto alla corruzione. Le potenze economiche-finanziarie e le mafie si sono arricchite sulla pelle dei più deboli, approfittando di un sistema che obbedisce alla logica del profitto e dell’avidità, soffocando l’economia reale e il bene comune. È necessario contrastare la vasta zona grigia che ha inquinato la società, la fiducia e la possibilità di sviluppo sociale.
Gli autori chiudono il volume con una proposta di programma di risanamento, anche morale, che sia in grado di mobilitare le energie sociali per un’azione di rigenerazione culturale. Gli attori sono l’intera comunità, gli intellettuali, i soggetti istituzionali garanti della legalità, gli imprenditori, le scuole e le accademie, che devono concentrare il loro impegno per cambiare gli obiettivi strategici. Tre sono le parole chiave per tale impegno: corresponsabilità, continuità, condivisione.

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