A…Dio Carlin


Questa mattina sono stato a Pollenzo per salutare Carlo Petrini e ascoltare le voci di chi lo ha vissuto.
Non è stata una semplice cerimonia laica quella di oggi, ma un momento per festeggiare quello che è stato quest’uomo rivoluzionario. È stato un funerale laico ma c’erano tanti compagni di chiesa, oltre #DonCiotti anche il vescovo Pompili che ha ricordato Carlin raccontando come di lui lo colpisse soprattutto lo «sguardo pulito», la grande umanità non etichettabile politicamente. Era un anarchico felice e la capacità di lottare per la biodiversità non con spirito moralistico ma attraverso una «logica del piacere».
Sul palco non sono saliti i rappresentanti delle istituzioni, e ce ne erano tante, ma le persone che hanno condiviso con Petrini i pezzi più importanti del suo percorso.

“Cara Madre Terra grazie per il tuo figlio Carlo, la tua Terra Madre e il mondo di Slow Food ti sono grati per il tuo lavoro”, ha detto Mukiibi fra le lacrime, agronomo ugandese. “I nostri cuori sono addolorati da un lato ma dall’altro sono pieni di gratitudine per tutto ciò che hai piantato: i semi dell’umiltà, dell’intelligenza affettiva. Ci hai fatto credere in noi stessi e nel potere che abbiamo di cambiare il mondo attraverso il cibo. Hai creduto in me e mi hai aiutato a diventare il leader che sono. Hai amato l’Africa e hai dato a noi africani la possibilità di studiare la gastronomia. Hai amato il pianeta, hai lottato negli anni per salvare la biodiversità e hai toccato la vita di milioni di persone nel mondo. La tua eredità continua a vivere. Per la prima volta in 17 anni sono venuto a Bra per parlarti senza aspettarmi altro che silenzio. Questo silenzio è assordante. Dobbiamo rispondere a questo silenzio lavorando sodo assieme per mantenere viva la visione di Carlo”.

Mi sono commosso quando Enzo Ercolino, produttore di vino e amico di Petrini ha raccontato una confidenza di quando erano insieme, lui è Carlo davanti al
mare di Nerano, e Carlo gli diceva che avrebbe dovuto fare lui il commiato il giorno del funerale. Poi ha aggiunto: “Sapeva trasformare un incontro in un ricordo e un ricordo in una comunità. Ci ha insegnato che il cibo è una lingua e che si può essere liberi senza essere soli”.

Mi sono commosso anche quando delle studentesse ne hanno tracciato il lato del maestro: “Carlin ci diceva di fare rumore, di essere visionari, ma con dei valori. Ci diceva che ora toccava a noi essere ambasciatori, di non avere paura. Continueremo ad andare avanti, a mettere energia in ogni angolo del mondo nel suo nome, per avere un mondo dove il cibo sia buono, pulito e giusto”.

Profondo poi il ricordo di Moni Ovadia: “Noi sognavamo la rivoluzione, lui l’ha fatta, con Slow Food. Ci ha fatto capire che l’atto di nutrirsi è rivoluzionario. Arrivare qui senza essere incontrato dal sorriso di Carlin è stata dura. Con lui molti di noi hanno scoperto questa terra leggendaria, la Langa. Terra meravigliosa che ha nutrito Carlin, e lui ha saputo collegare il suo luogo e portarlo nel mondo, dimostrandoci che siamo una sola umanità, che dobbiamo rispettarla e ne siamo custodi”.

E la ciliegina sulla torta l’ha messa per ultimo don Luigi Ciotti raccontando del suo impegno nel dare nome alle ingiustizie e difendere la vita e il pianeta. “Petrini ha spiegato, ha incarnato una spiritualità laica fatta di responsabilità verso gli altri. Con Carlin abbiamo provato l’esercizio di alzare lo sguardo per cercare umanità. Non accettava le mezze parole, ha sintetizzato la visione di un’ecologia integrale come una cornice di vita. Ha sempre servito la sacralità del cibo e della vita, la sua dignità contro tutti gli abusi”. Ciotti ha ricordato anche il loro ultimo incontro di qualche giorno fa segnato dalla consapevolezza e da una richiesta di preghiera:
Vedi Luigi, io non sono credente ma sto per morire, prega per me!!!
Gruppo Abele Libera PiemonteLibera Contro le Mafie #snowfood #funerale #CarloPetrini

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