Anche io ho avuto 15 anni


Avevo 15 anni nel 1993. Frequentavo il quinto ginnasio. Stavo in seminario a Scanzano. Una volta sul 12 rosso mi hanno rubato la catenina della prima comunione regalatami dalla nonna. Ho avuto tanta paura. A volte di sera uscivo di nascosto con la complicità dei compagni di seminario per andare a comprare le graffe da Pupetta. Avevo 15 anni quando mi sono innamorato per la prima volta. Ho perso in un incidente in moto un caro amico. Ho provato per la prima volta una canna nei bagni del liceo e stavo vomitando anche le budelle. Giocavo tanto a pallone e sbattevo con la testa sulle versioni di latino e greco senza grossi risultati. Avevo 15 anni e Baggio era il mio idolo anche se tifavo Napoli. Mi piacevano gli 883. Sognavo di diventare prete ma anche di avere una fidanzata. Ma quella età era bellissima. La vicenda napoletana del ragazzo ucciso dal carabiniere rivela tanti drammi che ci interpellano e ci riguardano. Continuo a constatare che a 15 anni non si può e non si deve morire per nessuna ragione al mondo. A 15 anni in qualsiasi epoca storica e in qualsiasi parte del mondo sei un adolescente. È l’adolescenza è una metamorfosi cioè una trasformazione. Ugo, nonostante fosse un rapinatore, era prima di tutto un ragazzo di 15 anni. E questo fatto che è stato ucciso non mi dà pace. Continuo a chiedermi: cosa poteva fare di diverso Ugo invece di fare rapine? Possibile che non abbia mai incontrato nessuno che lo “cazziasse” o lo mettesse in guardia che il rischio di rimetterci la pelle fosse alto? Possibile che il padre non lo abbia mai “maziato”? E la mamma non gli abbia mai chiesto “che cazz stai facenne”? Di ragazzi come Ugo ne ho incontrati tanti e per uno strano destino della vita ne incontro ancora e continuo, oggi come allora, a rompergli i coglioni. Già, perché, non sia mai un giorno vedessi steso a terra uno che è stato messo sulla mia strada ed io mi sia voltato dall’altra parte non me lo perdonerei. Molti mi dicono che se non fossi andato in seminario avrei fatto una brutta fine perché stavo sempre per strada. Io non credo. La strada mi ha dato il senso del limite. La strada ancora oggi mi permette di stare vicino a quelli come Ugo. Perché a quelli come Ugo voglio mostrare che c’è sempre un’alternativa. Quando ho celebrato i funerali di Nino, 19 anni di ragazzo, mi accusarono di aver “beatificato un mascalzone” e quello che fecero a Catello Germano fu lo stesso che gli amici di Ugo hanno fatto al pronto soccorso. A quella celebrazione piangevo un ragazzo di 19 anni e urlavo a squarciagola che la vita fosse troppo preziosa per giocarsela così. E quando Catello fu aggredito mi misi in mezzo per tirarlo dalle mazzate prendendomi anche qualche calcio e pugno. Avevamo celebrato la vita e quelli lì se la stavano prendendo con un cameraman che stava documentando una tragedia. Ma quelli lì non capivano perché erano accecati dal dolore. I fatti di Napoli evidenziano una gravissima crisi sociale. Dove lo stato ha perso. Perché lo stato è assente. E lo stato siamo noi che di fronte a un dramma simile rimaniamo dietro la tastiera a cliccare proiettili di parole. Eh già, perché continuiamo a menare sentenze e giudizi davanti a uno schermo. Prendiamo parte a un dibattito che non ha senso. Mi piacerebbe chiedere ai tuttologi del web: che cosa fai tu per i tanti Ugo che vivono nel tuo quartiere? Un figlio di 15 anni lo avrai anche tu. Un fratello o un amico forse lo avrai avuto a questa età. Dimenticando che anche tutti abbiamo avuto 15 anni ed è stata anche la fortuna a non farci nascere dalla parte sbagliata. Napoli non è questa realtà che sta passando. I napoletani non siamo tutti così. Eppure paghiamo questa appartenenza. Me lo hanno ricordato questa sfera negli spogliatoi gli amici torinesi: che combinate a Napoli? Questa vicenda ci riguarda e ci appartiene e non ci vogliono titoli o ruoli speciali per metterci la faccia o sporcarsi le mani. Io credo che di scugnizzi come Ugo ne conosciamo tanti. Smettiamola di giudicarli o di emarginarli. Andiamogli incontro, a muso duro, rompiamogli i coglioni, parliamoci, denunciamoli, mettiamoci la faccia invece di stare lì a cliccare cazzate su una tastiera davanti a uno schermo.

Precedente Droga è il fenomeno. Droghe è il consumo
Prossimo L’intervista completa sulla mia paternità

1 Commento

  1. Avatar
    Gianpiero diacono
    Marzo 4, 2020
    Rispondi

    HAI DETTO BENE… IO, A SCUOLA, GLIELI ROMPERO’ I COGLIONI… E CHE DIO CE LA MANDI BUONA…
    BRAVO PASQUALE… GIANPIERO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *