Don Luigi Ciotti: chi usa Dio per benedire armi e fare le guerre sta bestemmiando


La lunga intervista del Fondatore di Libera sulla rivista ‘Millennium’

Quei vescovi che invocano Dio per benedire i carri armati, da qualsiasi parte stiano, stanno bestemmiando. Punto e basta”. Così come coloro che usano “il suo Nome per giustificare il sangue versato”. Questa “è la bestemmia più grande”.
È questa la forte denuncia di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, in una lunga intervista di Ettore Boffano pubblicata su Millennium.
Il sacerdote non ha usato mezzi termini: “Il Dio dei fondamentalisti islamici che uccidono, come quello di chi usa la Bibbia per giustificare la sofferenza di un popolo, non è Dio. È un idolo per dare una copertura sacra agli odi, alle paure, alla brama di potere. Questo vale per ogni fondamentalismo. Quando la fede diventa strumento per escludere, opprimere o uccidere, ha tradito sé stessa”.
Per questo, “davanti al dolore di Gaza, come a quello di ogni altro popolo oppresso, il silenzio di tanti è assordante. E quando la parola ‘genocidio’ spaventa più delle bare dei bambini, abbiamo perso la bussola della nostra umanità. La vera fede, in questi momenti, non sta nel tacere per prudenza. Sta invece nel gridare con i profeti: ‘Fermatevi! Riconoscete in ogni vittima il volto stesso di Dio!’”. Invece le istituzioni politiche usano “Dio, il crocifisso o il rosario come strumenti per creare consenso”, cioè fanno l’opposto del Vangelo. È un riconoscere Dio con le labbra mentre il cuore è lontano da lui, per dirla con il profeta Isaia. Il crocifisso non è un simbolo da brandire in una piazza per dire: ‘noi contro loro’. Il crocifisso, invece, è l’uomo-Dio che muore perdonando i suoi carnefici. Chi lo usa per escludere, per costruire muri, per alimentare la paura, tradisce il suo significato più profondo”.
Don Ciotti ha affermato di aver visto Dio “in quelli che hanno avuto il coraggio della verità”, come i “pentiti” di mafia; quelli “veri, non quelli calcolatori. Quelli che hanno detto: ‘Basta, non ce la faccio più’. Uomini che hanno toccato il fondo e hanno capito che l’unica via per rialzarsi era riconoscere il male fatto e chiedere perdono”. Al contrario, la Chiesa si è macchiata di terribili crimini, per molti dei quali non è stato chiesto ancora perdono: “Aver scambiato la verità per il potere, aver pensato di difendere Dio con il rogo e la spada. Chi brucia un uomo in nome di Dio, chi lo tortura, chi lo umilia… quell’uomo sta già all’inferno, anche se indossa una tonaca da ecclesiastico. Mentre chi viene bruciato per le sue idee, per la sua coscienza… beh, nella storia talvolta erano loro i veri testimoni della fede: quelli che cercavano Dio con cuore puro. Oggi dovremmo chiedere scusa per tanti roghi, per ogni crociata, per ogni silenzio. La vera eresia è chiamare amore ciò che è odio, chiamare Dio ciò che è potere, chiamare giustizia ciò che è vendetta. E su questo, purtroppo, i persecutori degli eretici erano dei perfetti eretici”.

In difesa di Papa Francesco

Francesco non ha trascurato la Chiesa. Ha avuto il coraggio di riportarla alla sua sorgente, che non è un palazzo di dottrine, ma una persona: Gesù. Che troviamo non nei palazzi del potere, ma nelle periferie dell’umanità”, ha detto il sacerdote a Millennium. Sempre Francesco aveva “avuto il coraggio profetico di nominare il ‘genocidio’: pur con il dubbio e il dolore di un pastore. Nominare le cose con il loro nome è il primo atto di una verità che rende liberi. Oggi, è vero, si avverte una prudenza che sa di tentennamento. Capisco le ragioni della diplomazia, i delicati equilibri internazionali, la paura di inasprire i conflitti. Ma la Chiesa non è un’ambasciata. È la voce di chi non ha voce. E quando il grido delle vittime si leva così forte e straziante, la prudenza rischia di trasformarsi in complicità del silenzio. La Chiesa non deve mai dimenticare di essere stata fondata da un uomo condannato a morte dal potere politico e religioso del suo tempo”. Infatti la tradizione “più autentica della Chiesa è la carità. Tutto il resto è commento. Francesco ha scelto il Samaritano come modello. La sua visione della Chiesa come ‘ospedale da campo’ non è un’ammissione di sconfitta. È la diagnosi più realistica e profetica che si potesse fare. La Chiesa non è un museo di anime salvate, ma un presidio di cura in un mondo ferito. Ha smascherato una divisione che già c’era: tra chi vuole una Chiesa-faro, chiusa nella sua luce, che illumina solo sé stessa, e chi sogna una Chiesa-pecora smarrita, che si fa prossimo, che si perde per ritrovare i perduti. A chi lo accusa rispondo: mostratemi dove Cristo ha speso le sue energie per la cura dell’organizzazione. La storia, come per Francesco d’Assisi, darà ragione a questo vecchio Papa che ci ha ricordato che la Chiesa o è madre dei poveri o è un guscio vuoto. E io, da quella Chiesa, non mi muovo”.

Sulla dottrina

Quando una stessa fede si divide come gli eserciti, significa che qualcuno ha messo la bandiera della nazione sopra la croce di Cristo: è un veleno che può infettare qualsiasi comunità”, ha detto Don Ciotti. “La Chiesa, per sua natura, dovrebbe essere un segno di unità che supera ogni confine. Quando invece benedice le bandiere e giustifica le guerre, sta tradendo la sua anima. Sta servendo Cesare, non Dio”. Il sacerdote, fondatore anche del Gruppo Abele, è stato accusato di fare “assistenzialismo” con i suoi compagni, di essere “catto-comunisti”, di aver dimenticato di “salvare le anime”. “La mia risposta è sempre stata questa: il primo annuncio è la mano tesa. Il Vangelo si incarna prima di essere proclamato. Quale sarebbe la credibilità di un prete che parla dell’amore di Dio se non si sporca le mani con il dolore? Come puoi parlare di Cristo a un giovane devastato dalla droga, se prima non gli hai salvato la vita? Come puoi annunciare la speranza a un familiare di una vittima di mafia, se non cammini al suo fianco nella ricerca di verità e giustizia? E quella è l’occasione per pronunciare il nome di Dio. Ma il nome va detto dopo, non prima: dopo ‘aver lavato i piedi’. Se questo è un tradimento, allora mi sento in buona compagnia: è lo stesso ‘tradimento’ di cui è stato accusato Gesù”.

fonte: Millenium

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