Aspettando Babbo Natale


Questa mattina volevo fare una sorpresa ai bambini ma il vestito di Babbo Natale non mi entrava più. L’ho fatto indossare a Marco e la sorpresa è riuscita lo stesso. Tra poco abbiamo una videochiamata con Babbo Natale. Un mio amico di Pimonte, Gennaro Abagnale, che ogni anno si traveste da Babbo Natale regala emozioni e sogni ai bambini. Quest’anno, a distanza, raggiunge anche noi emigrati, online.
L’attesa di Babbo Natale è un momento magico e meraviglioso, se si è bambini. Invece gli adulti che aspettano Babbo Natale in realtà stanno aspettando la Morte (e non lo sanno).

Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale, ha usato spesso l’espressione “waiting for Santa Claus” ad esempio in “Fare l’amore”, “Ciao e poi?” e in “A che gioco giochiamo?”. In questi libri Berne spiega che dal Polo Nord scende un uomo divertente, vestito di rosso, che porta i regali. Dal Polo opposto invece arriva un uomo tetro, vestito di nero: la Morte. L’Attesa di Babbo Natale è un meccanismo universale, può riguardare tutti i settori della nostra vita.
Lavorando nelle dipendenze constato come spesso questa illusione ha rovinato molte persone. Infatti i giocatori d’azzardo aspettano la vincita al Superenalotto, al gratta e vinci oppure alle slot illudendosi che questa cambierà la loro vita. Molti in seguito malediranno il giorno di quella vincita perché li ha rovinati per sempre rendendoli schiavi del gioco. Ma anche nella nostra quotidianità ci capita di aspettare babbo Natale quando aspettiamo di fare il salto di carriera che ci farà sentire realizzati. Ce ne pentiremo amaramente poi quando realizziamo di aver tolto tempo ai nostri figli illudendoci di aver fatto dei sacrifici per loro, per assicurarci “un futuro migliore”. Molti figli tossicomani rimproverano alla mamma e al papà proprio la mancanza di non esserci stati quando era necessario che ci fossero.
Altri poi aspettano la laurea, qualcuno aspetta persino ancora la patente, oppure un matrimonio, il mutuo per l’acquisto di una casa. E poi c’è chi ancora oggi aspetta il posto fisso, il lavoro nel pubblico che ti sistema per la vita. Oggi nel 2020 aspettiamo il vaccino per sconfiggere questo virus senza tener conto di quello che effettivamente questa crisi ci ha insegnato. Papa Francesco spesso dice: da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori. Il problema è che noi vogliamo rimanere uguali a prima. Siamo grandi, adulti e vaccinati, ma crediamo ancora a babbo Natale. Proprio come da bambini aspettavamo col fiato sospeso di trovare i regali che ci avrebbero reso felici. Infatti ci stiamo lamentando delle restrizioni di queste festività perché non possiamo vivere e goderci la magia natalizia.
Perchè spesso quando otteniamo le cose che vogliamo e magari restiamo delusi, ci ostiniamo ancora di più, aspettando il prossimo arrivo di Babbo Natale.
In pratica aspettiamo che venga qualcuno dall’esterno a portarci la gioia e la felicità.
Allora voglio spostare lo sguardo su Gesù bambino non perché sia bigotto o nostalgico del mio abito talare ma perché Gesù bambino ci riporta all’essenziale, al quì ed ora. Vi ricordate quando eravamo piccoli? Nei primi anni di vita la mamma ci stendeva sul fasciatoio e ci faceva tutto, provvedeva completamente a noi, dipendevamo completamente da lei o da chi si è preso cura di noi. Nostra madre previene i nostri desideri come natura vuole per i primi giorni di vita. Quindi tutti siamo stati come Gesù Bambino nella mangiatoia, con tutto l’universo piegato su di noi. I pastori, gli angeli, i magi…
Ma torniamo sul nostro fasciatoio. Mi rendo conto con una figlia di 4 anni che nè Elisa nè tanto meno io, abbiamo provveduto a tutti i suoi bisogni, a tutti i suoi desideri, a tutte le sue aspettative: fin dai primi mesi di vita Anna Maria come ogni bambino e bambina del mondo, impara che se non provvede a sé stessa nessuno lo farà. Vorrebbe una sorellina ma la sorellina non c’è ancora e allora si attrezza e quando è d sola gioca con le bambole e parla con loro. Quindi impariamo che la nostra felicità dipende da noi e da nessun altro. In altre parole, impariamo la responsabilità.
L’Attesa di Babbo Natale ci deresponsabilizza, perché ci priviamo del potere sulla nostra vita e lo deleghiamo ad altri (i soldi, il partner, la carriera, i genitori, il successo, la fama, le sostanze stupefacenti…). L’Attesa di Babbo Natale è illusoria perché il futuro non esiste.
Se il passato è l’insieme dei ricordi che conserviamo (e ricostruiamo) nella nostra testa quindi come qualcuno ha affermato che è un “presente ricordato” (Edelman), il Futuro è l’insieme degli scenari che desideriamo o temiamo o calcoliamo come probabili.
Il futuro non sappiamo neppure se mai ci sarà. Nessuno di noi ha un contratto scritto con la data della propria morte. E nessuno sa se il futuro che immagina effettivamente si avvererà. Magari fosse così.
Ha proprio ragione Berne: «Sarò felice quando sarò maggiorenne, quando avrò la laurea, quando avrò un lavoro, quando avrò un auto, una casa…quando avrò…». Non ora, non con queste misere cose che ho adesso, ma in futuro. Attendere Babbo Natale significa rinunciare a vivere. Il paradosso è che viviamo da morti in attesa di vivere. Fabio, un caro amico dice che siamo dei sonnambuli.
Babbo Natale – inteso come ciò che ci porterà gioia e felicità nonostante noi – non esiste. Ma il futuro – inteso come le aspettative, i desideri e i progetti che vogliamo realizzare – sì.
Passare la nostra vita di adulti aspettando Babbo Natale ci priva dell’unica occasione che abbiamo per essere felici: hic et nunc. Il momento presente.
E ci priva dell’unico potere che possiamo esercitare: la scelta di cosa fare di noi stessi e delle nostre decisioni.
I Bambini che aspettano Babbo Natale sognano di avere potere assoluto, di non avere limiti. Noi Adulti sappiamo invece che la vita è piena di regole e di cose che non possiamo cambiare: non possiamo cambiare le regole della natura, non possiamo cambiare la società, non possiamo cambiare gli altri (anche se ci proviamo caparbiamente), non riusciamo neppure a cambiare alcune cose di noi stessi! Abbiamo però il potere di decidere cosa fare rispetto a questi limiti e di godere il momento presente con ciò che ci offre.
Questo è quello che vorrei augurare a tanti miei amici quest’anno. Imparare a godere del momento presente, assumendoci la responsabilità delle nostre vite e di quelle degli altri. Così possiamo darci il permesso di essere felici.

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