#Dipendenze: Quello sconosciuto alla porta


A nessuno, in particolare ai giovani, piace sentire la predica su ciò che si può o non si può fare. Perciò, il mio intento in questi articoli sulle #dipendenze è quello di informare, per permettere ai “neofiti”, che non sono solo giovani, ma possono essere preadolescenti e adulti, di scegliere di non assumere nessuna droga. Nella mia esperienza di educatore mi è capitato di incontrare il primo “drogato” all’età di 12 anni. Ero in Seminario ed ero di turno in portineria. Di pomeriggio verso le 18 era già buio perché era dicembre suonò il citofono. Mi disse: “ho freddo, aiutami…”. Di istinto aprii il portone e mi trovai di fronte a un uomo dall’aspetto depresso e sofferente, tremante e con gli occhi scavati dalle pupille biancastre. Gli diedi il mio giaccone da marinaio, di lana, molto caldo. Si coprì e poi mi chiese dei soldi. Gli dissi che non ne avevo. Poi se ne andò. Quell’incontro durò pochi secondi. Furono così intensi che mi inquietarono non poco. Mi spaventai tantissimo, lo raccontai ai miei superiori che in aggiunta mi rimproverarono perché gli avevo aperto. Lo raccontai anche ai miei amici che reagirono in maniera diversa: chi mi aveva compreso, chi mi aveva preso in giro, chi mi aveva ridicolizzato…poi decisi di non raccontarlo più. Me lo tenevo dentro e spesso ci pensavo. Allo spavento si aggiungeva la tristezza per quello sconosciuto, poi un senso di tenerezza, e poi cresceva il desiderio di incontrarlo ancora. Non l’ho più visto. Trovavo consolante una pagina del Vangelo di Matteo al capitolo 25: Ero nudo e mi avete vestito. Ne ho fatto poi una ragione di vita, una scelta esistenziale tanto da dedicare un progetto denominato Gumnos che etimologicamente in greco significa essere nudo. Era un progetto di prevenzione per minori a rischio del rione dell’Acqua della Madonna nel centro antico di Castellammare di Stabia. C’erano tanti bambini e ragazzi, e soprattutto c’erano tanti giovani volontari che mi supportavano. Per alcuni anni fu finanziato dal comune grazie ad un assessore alle politiche sociali molto sensibile. A distanza di tempo, di anni, rivedo alcuni di quei bambini che oggi sono giovani, e alcuni di quei ragazzi che oggi sono adulti e mi accorgo di quanto il rischio di finire nella droga fosse altissimo. Avevo ragione, avevo visto bene. Alcuni sono anche diventati spacciatori finiti in carcere. Qualcuno è morto. Qualcun altro a iniziato a lottare per uscirne. Oggi ho scelto di lavorare in questo ambito, con i “drogati” per le stesse ragioni di sempre: quello sconosciuto alla porta.

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