Il Corrierino accende i riflettori su un fenomeno sempre più in crescita


Sono passati circa 43 anni da quando – era il 28 giugno 1975 – don Luigi Ciotti con suoi volontari del Gruppo Abele piantò una tenda nel centro di Torino, in piazza Solferino e, con uno sciopero della fame, protestò contro un legge sulla droga che puniva i tossicodipendenti con il carcere o il manicomio. Anche grazie a quell’azione si arrivò alla legge 685 del 22 dicembre 1975 che considerava la tossicodipendenza un problema sociale e sanitario, non più solo di ordine pubblico.
Da allora molte cose sono cambiate, e non tutte in meglio. La dipendenza, oggi, si declina al plurale: non solo più droghe (il cui commercio comunque rimane saldamente in mano alle mafie), ma anche gioco, realtà virtuali capaci di schiavizzare, alcol (consumato a età sempre più precoci), cibo (in eccesso o in difetto). Don Andrea Gallo mi ha insegnato che la droga non esiste: esistono le droghe. Ogni sostanza ha effetti e conseguenze diverse: studi recenti hanno dimostrato che l’eroina è 200 volte più dannosa della cannabis. Mettere in guardia in maniera generica oggi non funziona più, anzi: parlare di droga al singolare è estremamente pericoloso. Equiparare droghe leggere e droghe pesanti non ha alzato il livello di attenzione su quelle leggere, piuttosto ha banalizzato quelle pesanti. Il problema è proprio questo: anche la comunicazione è drogata. Delle droghe comunemente dette leggere possono diventari pesanti quando bloccano il pensiero ovvero quando il pensiero non si rigenera. Pensiamo ai ragazzi che alle 8 del mattino prima di entrare a scuola fumano una “cannetta” e magari accompagnata da una “birretta”…è evidente che proprio a scuola, nel momento in cui si attivano i pensieri, in quei ragazzi tutto si ferma e quelle droghe leggere diventano pesanti.
Oggi assistiamo a un deficit di attenzione e informazione rispetto agli anni passati ma sicuramente è pesato molto il messaggio istituzionale, ovvero che le droghe son tutte uguali. Purtroppo si parla di questi temi solo quando si verificano eventi drammatici e episodi preoccupanti e poi si cala il sipario tornando alla routine quotidiana evitando di vedere il problema che ci preoccupa quando magari succede qualcosa.
Un adolescente vuole fare esperienze, vuole raccontarsi, ma soprattutto vuole il confronto con quelli che sono i suoi punti di riferimento, i genitori. Parliamo ai nostri figli, impariamo ad ascoltarli.
Impariamo ad ascoltare le loro emozioni. I genitori spesso si allarmano perché si preoccupano di quello che i loro figli possono fare quando escono e magari dimenticano che il mestiere dell’adolescente è proprio quello di far preoccupare i suoi genitori. La redazione del Corrierino invitandomi ad un’intervista video su un servizio organizzato con gli studenti del Liceo scientifico “Severi” sull’uso di alcol e droghe nelle discoteche ha voluto accendere i riflettori questo disagio giovanile contraddistinto da un bisogno fondamentale: l’ascolto. Bisogna cambiare registro, ognuno deve fare la sua parte, dalla famiglia alla scuola passando per l’associazionismo e le parrochhie. Offriamo spazi e tempi per ascoltare i ragazzi che in definitiva sono nostri figli.
http://www.ilcorrierino.com/video/droghe-pasquale-somma-e-necessario-informare-le-droghe-sono-tante-non-ne-esiste-una-sola/898.html

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