Chi ha paura degli adolescenti?


Sulla rivista de La Via Libera c’è un articolo molto interessante di Francesco Rossi sulla violenza giovanile in crescita dove si evidenzia che non bastano dei divieti per contrastarla ma la capacità di costruire relazioni autentiche. Come dimostra l’esperienza di molte realtà del terzo settore in giro per l’Italia.

Digitando “paura degli adolescenti” sul web, ci si imbatte in un termine dalla pronuncia scivolosa ma dal significato chiaro: efebifobia. Nasce dall’incontro di due parole greche,  éphēbos, adolescente, e phóbos, paura. Paura degli adolescenti, dunque, da parte di chi adolescente non è più. E siccome le parole non nascono per caso, il fatto che ne esista una così chirurgica per indicare un fenomeno, probabilmente vuol dire che lo stesso è reale, radicato, antico. In effetti, nel caso dell’efebifobia, è proprio così. Perché la paura dell’adolescenza, età per definizione ribelle e apparentemente incontrollabile, attraversa da millenni la storia dell’umanità, assumendo un ruolo ombra anche nella definizione delle politiche che riguardano i giovani e nel loro racconto pubblico. Trasfigurati da questo pregiudizio, infatti, ragazze e ragazzi smettono di essere risorse per il futuro e diventano un problema da gestire. E nella narrazione mediatica dominante si palesano alternativamente come violenti, demotivati, fragili. Un punto di vista utile ad alimentare linguaggi e approcci populisti, che usano la paura della gioventù per giustificare provvedimenti securitari e di ipercontrollo. Una descrizione che, a pensarci bene, rappresenta fedelmente le linee direttrici lungo le quali si è mosso in questi anni (e si continua a muovere) anche il Governo Meloni.

Se vi va di approfondire l’argomento potete consultare l’area riservata agli abbonati e trovare riflessioni su:

-Dal decreto anti rave alla criminalizzazione di minori e maranza

-Giovani disarmati: Raccolta dati, violenza giovanile emerge così come un fenomeno intrecciato a fragilità relazionali e ad altri comportamenti a rischio.

-Risposte giuste per domande sbagliate: è la riflessione di Vanessa Niri, pedagogista e coordinatrice del Gruppo nazionale.

-Educare al disarmo nel laboratorio di Ponticelli: Un corpo a corpo a cui hanno scelto di non sottrarsi numerosi educatori e volontari in tutt’Italia. Anche quelli che, connessi dalla rete di Libera, stanno sperimentando, nel complesso quartiere di Ponticelli, a Napoli, un approccio educativo diametralmente opposto a quello securitario, nel rapporto con ragazzi e ragazze che vivono in condizioni di marginalità

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