I “caldomorbidi” una favola per la vita


Lavoro anche nella scuola dell’Infanzia come insegnante di religione. Essendo counsellor all’interno della scuola utilizzo l’Analisi transazionale nell’insegnamento.
Piano pastorale: Il punto di partenza è la visione del bambino come persona, essere unico e irripetibile in qualsiasi parte del mondo, uguale ovunque si trovi perché proveniente dallo stesso DIO e a Lui diretto.
Questa premessa è trasversale alle attività di religione e centrate sulla lettera enciclica di Papa Francesco Laudato Si’ e al progetto educativo-didattico.
Sulla scia dell’Enciclica di Papa Francesco affronto l’unicità del corpo umano attraverso un’analisi delle sue caratteristiche peculiari, considerate un dono di Dio di cui prendersi cura. La nostra programmazione didattica ha voluto guidare i bambini alla scoperta del proprio corpo e del benessere, per favorire l’acquisizione di capacità percettive e per dare ascolto alle emozioni.
Progetto di Counselling: In questo contesto ho proposto la favola dei Cadomorbidi di Claude Steiner perchè parla di gesti, di sguardi, di affettuosità, di rapporti interpersonali ma anche del contrario, di cosa succederebbe se la gente non comunicasse più le proprie emozioni. La favola dei caldomorbidi è un utile strumento per facilitare l’alfabetizzazione delle emozioni e sulla comunicazione e offre un importante spunto di crescita in tutti i campi di esperienza. I bambini possono riscoprire la legittimità e il piacere dell’espressione autentica dei propri bisogni, della comunicazione diretta e dell’intimità.
Ho usato la favola dei Caldomorbidi come stimolo di una esperienza laboratoriale sulla tattilità rivolta a questi gruppi di bambini di età diverse (3,4 e 5 anni). Con l’ausilio della “lana delle fiabe”, un materiale simile ad ovatta morbidissima, tinta con colori naturali, ho avviato delle riflessioni e costruito dialoghi sul “sentire”. La favola di Steiner ha creato lo sfondo emotivo e l’ambiente facilitante di queste esperienze trasformando l’esplorazione sensoriale in un viaggio nel “villaggio dei Caldomorbidi” e aiutando ciascun bambino a narrare una propria storia.
 

Precedente I “bari” e il gioco d’azzardo
Prossimo Gioco d’azzardo: in Piemonte si gioca di meno

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.