Vangelo del giorno: il coraggio di pensare l’impossibile


Luca 9,7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Il Vangelo di oggi si apre con un “sentire” e si chiude con un “vedere”. È curioso come ancora il Vangelo insiste su questo binomio che nella nostra cultura meridionale traduciamo molto bene: arapure l’uocchi, vid e sta a sentire…La domanda di Erode è mossa dalla paura e proprio per questo si dà lui stesso una risposta, prima di riceverne un’altra che gli richieda un cambiamento e che destabilizzi il suo potere.
Già aveva decapitato Giovanni il Battista e ora non permette o meglio vuole ancora uccidere già in partenza un altro scomodo testimone della verità. Siamo di fronte al fenomeno omicida secondo il quale quando ammazzi qualcuno vuoi ammazzare sempre.
Erode ha quindi orecchi per udire, ma non vuole intendere; e, per garantirsi di non intendere, elimina la voce che fa udire. Una logica criminale ancora oggi esistente.
Siccome oggi é difficile sperare
abbiamo bisogno di profeti
che abbiano il coraggio di pensare l’impossibile
e vedere ciò che è invisibile. (E.bianchi).
Esiste un equivoco sulla profezia. Per molti il profeta è una specie di indovino che prevede un futuro più o meno remoto; o è un visionario che penetra in orizzonti esoterici, decollando dalla realtà verso cieli mitici e mistici. Basterebbe leggere Isaia, Geremia, Amos o uno dei vari profeti biblici per smentire questo ritratto. Certo, non mancano componenti a prima vista impressionanti nell’azione e nella parola dei profeti: è sufficiente sfogliare il libro di Ezechiele con la narrazione dei suoi gesti simbolici sorprendenti o seguire le otto visioni che costellano i primi sei capitoli di Zaccaria anche rievocare i “fioretti” di Elia ed Eliseo nei libri dei Re.
Nel nostro secolo possiamo anche tentare di identificare qualche nome di profeta, sia pure con i limiti che la concretezza dell’esistenza umana comporta: pensiamo a don Mazzolari, a Lazzati, a La Pira, a padre Turoldo, a don Dossetti, a monsignor Tonino Bello, don Milani…e quelli contemporanei ancora vivi in cui percepisci la presenza di Dio perché hanno scelto di stare dalla parte dei poveri.

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