Vangelo del giorno: il #business sugli immigrati


Matteo 13,44-46
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

In questi giorni abbiamo sentito parlare di “codice di condotta” riguardo la questione immigrazione. Soltano 2 ong su 8 che soccorrono i migranti in mare, hanno firmato il codice di condotta  messo a punto dal ministero dell’Interno. I principali punti di dissenso sono la questione del divieto di trasbordo, che le ong contestano perché ostacolerebbe le operazioni di salvataggio, e la polizia giudiziaria a bordo, perché indebolirebbe l’immagine d’indipendenza dai governi, di cui le Ong fanno una vera e propria bandiera.

Guardando il mare e leggendo le due parabole mi pare di assistere a una caccia al tesoro. Ora le questioni sono diverse ma voglio condividere due riflesssioni: la prima è di che tipo è il tesoro in questione; la seconda è qual’è la differenza tra filantropia e carità.

Notando la differenza tra le due parabole, mi piace farci un accostamento e capire meglio la questione: da una parte il bracciante, che tutti i giorni fa il suo dovere nei campi e dall’altra chi è alla continua ricerca di un affare come il mercante. Le due parabole ci fanno capire che cercare un tesoro significa essere mossi da qualcosa. Che cos’è il tesoro? Meglio cosa rappresenta il tesoro dei migranti? Le Ong si sono trovate nell’occhio del ciclone, accusate da alcune forze politiche (M5S in testa) e da alcuni rapporti internazionali di “andarsi a cercare” i migranti sulle coste e di mettersi d’accordo con gli scafisti per acquistare visibilità internazionale e nella peggiore peggiore delle ipotesi, per ricavarne benefici economici. Sappiamo ancora che il business sociale era una delle fonti di ricchezza della cosiddetta «Mafia Capitale» come era emerso dalle intercettazioni spavaldiche di Buzzi: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno…». Quindi Il  disgustoso “business” dei migranti non avviene tanto in mare ma sulla terraferma, in alcuni centri di accoglienza, dove la tragedia dei profughi diventa lo strumento per intascare denaro pubblico. Allora ecco i dati: le ONLUS, organizzazione non lucrative di utilità sociale, che comprende tutte le associazioni della cooperazione incluse quelle filantropiche e caritatevoli, che hanno rimpiazzato le vecchie ONG, negli ultimi anni sono cresciute esponenzialmente. Queste organizzazioni umanitarie hanno raccolto sempre più fondi da donatori privati e enti pubblici e quindi dallo stato. Spesso papa Francesco ha sottolineato questa dimensione mettendo in guardia dal rischio di trasformare la chiesa in una ong. ‘Vigilare sempre perche’ la fede non diventi ideologia e la carita’ non si riduca a filantropia. E la Chiesa non si riduca a ong’. Allora diventa facile cogliere la differenza tra questi due fenomeni: La carità guarda sempre la persona, l’emarginato, il povero, l’immigrato e il rifugiato e mira alla beneficenza. Le associazioni filantropiche guardano al problema, al fenomeno, alle questioni antropologiche e mirano al benefattore. La carità non si vanta, la carità non invidia, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, ma si compiace della verità;

La filantropia è orgogliosa, per cui le buone azioni sono una specie d’ornamento e devono avere visibilità perchè si compiace di guardarsi nello specchio. La carità è una tenera madre che tiene gli occhi fissi sul bimbo che porta alla mammella, e non pensa più a se stessa e dimentica la sua bellezza per il suo amore».

Guardiamo anche noi nel nostro quotidiano cosa anima le nostre scelte e da cosa siamo spinti verso il mare alla ricerca del nostro tesoro.

 

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