Vangelo del giorno: #Madre Teresa di Calcutta


Luca 4,31-37
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Il parlare di Gesù era sempre chiaro, non ambiguo, nè manipolante comprensibile a tutti e al tempo stesso trascendeva la loro intelligenza. Era esigente ma non violento, autorevole e non impetuoso. Gesù è la Parola di Dio divenuta uomo. Solo il Padre è il punto di riferimento dell’agire di Gesù. Qui sta il segreto del Signore. Egli non è un semplice uomo, né un inviato o un “porta-parola”, ma è il Figlio di Dio.
La prima impressione che Gesù suscita nella folla di Cafàrnao, con il suo insegnamento nuovo e con il suo potere di liberare dai demòni, è ben espressa dagli ascoltatori: «Un grande profeta è sorto tra noi». È quello che capita ai santi del nostro tempo e allo stesso Papa Francesco. Oggi da qualche anno ricorre la memoria di Santa Teresa di Calcutta anche se noi preferiamo chiamarla ancora “madre”. Nella esperienza a stretto contatto con loro prima in Albania e poi a Napoli ho avuto modo di scoprire la spiritualità di questa fantastica donna. Il 5 settembre ’97 quando è morta avevo da poco terminato il liceo e mi preparavo a studiare la teologia. Ricordo che mi aveva stupito l’eco mediatico della sua morte…iniziai a leggere le sue preghiere e trovavo ristoro e rispecchiamento. Mi intrigava la sua vita e il suo carisma. In Africa nello slum di Nairobi dove hanno un orfanotrofio e una casa di formazione per le novizie realizzai che gli indemoniati ai tempi di Gesù erano malati psichiatrici, spatici, autistici…”maledetti da Dio” secondo alcuni e rifiutati spesso dalle stesse famiglie o da culture tribali come quelle africane. Quì c’erano bambini orfani abbandonati definiti “mostri” da quella cultura e raccattati dalle suore di madre Teresa. Il suo carisma che stupiva Calcutta e il mondo intero era proprio questo amore smisurato capace di piegarsi sui più poveri dei poveri. Madre Teresa produceva opere e dava fastidio a chi produce soltanto chiacchiere sulla carità, come spesso sottolinea papa Francesco. Una volta le dissero che circolavano critiche ingiuste nei suoi confronti e la invitarono a rispondere. Mentre la informavano, stava imboccando un uomo denutrito che non aveva la forza neppure di tenere in mano il cucchiaio. E rispose: “Non ho tempo per rispondere”. E riprese a dare un cucchiaio di brodo all’affamato che stava con la bocca aperta. Poi aggiunse: “Ma penso che questa sia già una risposta”.

La fame d’amore è molto più difficile da rimuovere che la fame di pane.

Uno delle più grandi malattie del nostro tempo è quello di essere nessuno per nessuno.

L’aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e tu uccida me? Non c’è più nessun ostacolo.

Credo che nessuno di noi conosca la fame, ma un giorno me la insegnò una bambina. La trovai per strada, mi accorsi che aveva fame e le diedi un pezzo di pane, ma lei ne mangiava una briciola per volta. Io le dissi di mangiarlo serenamente, ma lei mi rispose: ‘ho paura, perché quando finirà io avrò di nuovo fame.

Non accontentiamoci di dare solo del denaro. Il denaro non è sufficiente. Vorrei che ci fossero più persone ad offrire le loro mani per servire ed i loro cuori per amare.

Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa.

Preferirei fare errori nella gentilezza e nella compassione che i miracoli nella cattiveria e durezza.

Le parole gentili possono essere brevi e facili da pronunciare, ma il loro eco è davvero infinito.

Oggi la gente ha fame d’amore, ha fame di comprendere l’amore più grande che è l’unica risposta alla solitudine e all’estrema miseria. Ecco perché possiamo andare nei paesi ricchi dove nessuno ha fame di pane e vedere la gente che soffre in maniera terribile per la solitudine, la disperazione, l’impotenza, la mancanza di prospettive.

Non è abbastanza dire: «Io amo Dio». Io devo amare anche il mio prossimo. Nelle Scritture San Giovanni dice che è bugiardo colui che dice di amare Dio ma non ama il suo prossimo. Come si può amare Dio, che non si vede, se non si ama il proprio prossimo che si vede, che si tocca, con il quale si vive? E usa una parola molto grossa, «bugiardo». È una di quelle parole che spaventa quando le si legge, eppure è proprio la verità.

La fede che passa all’azione diventa amore, e l’amore che si trasforma in azione diventa servizio.

La gioia è molto contagiosa; quindi, siate sempre pieni di gioia.

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