Vangelo del giorno: #Francesco


Matteo 19,16-22

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Questa mattina scherzando con Yuness nelle docce gli ho detto: sai che ti cerca la polizia di tutto il mondo? Ha sgranato gli occhi e mi ha chiesto: anche qui è venuta? E abbiamo sorriso entrambi. Yuness è un giovane marocchino che incontro ogni lunedì mattina nelle docce di via Leoncavallo. Come lui sono tanti i giovani che arrivano in Europa. Scappano dalla miseria. Questa mattina li ha definiti miserabili quelli che abbracciano la Jihad. Perché sono disperati e manipolabili. Gli fanno credere che il “sacrificio” è gradito ad Allah che li aspetta in una vita migliore. La Jihad al di là del fenomeno mediatico indica nella dottrina islamica tanto lo sforzo di miglioramento del credente soprattutto intellettuale, rivolto per esempio allo studio e alla comprensione dei testi sacri o del diritto, quanto la guerra condotta «per la causa di Dio», ossia per l’espansione dell’islam al di fuori dei confini del mondo musulmano. Allora la domanda più importante di un giovane di ogni epoca storica, di ogni razza e di ogni credo religioso è la stessa: Cosa devo fare per avere la vita eterna?»
Sono convinto che quì c’è il senso della vita per ogni giovane di grandi ideali. È la domanda che da ragazzo mi tormentava in seminario e mi faceva superare dei limiti che mi imponevo per essere “perfetto” agli occhi di Dio come lo sforzo di vivere in maniera assoluta i comandamenti. Ovviamente ciò mi provocava non poca sofferenza disillusa da una ricompensa divina. Oggi questa domanda è la ricerca della perfezione del buddismo ed è la domanda che inquieta i giovani della jihad.
Il “giovane ricco”, di cui ci parla il Vangelo di oggi, pone al Signore la domanda strategicamente più importante: «Cosa devo fare per avere la vita eterna?»; e Gesù gli risponde di osservare i comandamenti, che per volere del giovane egli elenca. Il giovane afferma di averli sempre osservati. A questo punto Gesù gli mostra la via della perfezione: «va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Per un giovane la vita è una sfida. Un gioco da vincere e spesso si sperimenta la delusione di cui parla Gesù nel Vangelo. La delusione di non essere all’altezza o peggio ancora la delusione che quel “Dio” ha deluso le nostre aspettative.
Pensiamo a quello che succede anche all’interno della nostra Chiesa. Questo pensiero di un frate, Alberto Maggi, lo descrive proprio bene.
Di Papa Francesco sono entusiasti i poveri, gli emarginati, gli invisibili, e anche tutti quelli, cardinali, vescovi e preti e laici, che da decenni sono stati emarginati a causa della loro fedeltà al vangelo, visti con sospetto e perseguitati per questa loro mania della Sacra Scrittura a discapito della tradizione. Quel che avevano soltanto sperato, immaginato o sognato, ora è divenuto realtà con Francesco, il papa che ha fatto riscoprire al mondo il profumo del vangelo.
Sono delusi molti dei cardinali, che pure lo hanno eletto. Era l’uomo ideale, senza scheletri negli armadi, dottrinalmente sicuro, tradizionalista ma con accettabili aperture verso il nuovo. Avrebbe potuto garantire un periodo di tranquillità alla Chiesa terremotata da scandali e divisioni. Mai avrebbero pensato che Bergoglio avrebbe avuto intenzione di riformare nientemeno che la Curia romana, eliminare privilegi e fustigare le vanità del clero. La sua sola presenza, sobria e spontanea, è un costante atto d’accusa ai pomposi prelati, anacronistici faraoni pieni di sé.
Sono delusi i vescovi in carriera, quelli per i quali una nomina in una città era solo il piedistallo per un incarico di maggiore prestigio. Erano pronti a clonarsi con il pontefice di turno, a imitarlo in tutto e per tutto, dall’abbigliamento alla dottrina, pur di entrare nel suo gradimento e ottenerne i favori. Ora questo papa invita gli ambiziosi ad avere l’odore delle pecore…
È deluso gran parte del clero. Si sente spiazzato. Cresciuto nel rispetto rigido della dottrina, indifferente al bene delle persone, ora non sa come comportarsi. Deve recuperare un’umanità che l’osservanza delle norme ecclesiali ha come atrofizzato. Credevano di essere, in quanto sacerdoti, al di sopra delle persone, e ora questo papa li invita a scendere e mettersi a servizio degli ultimi.
Delusi anche i laici impegnati nel rinnovamento della Chiesa e i super tradizionalisti attaccati tenacemente al passato. Per questi ultimi il papa è un traditore che sta portando la Chiesa alla rovina. Per i primi, papa Bergoglio non fa abbastanza, non cambia norme e legislazioni non più in sintonia con i tempi, non legifera, non usa la sua autorità di comandante in campo.

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