BISOGNI E RICONOSCIMENTI: LE CAREZZE IN ANALISI TRANSAZIONALE


L’Analisi Transazionale è un modello teorico e metodologico che fornisce una teoria della personalità, dello sviluppo infantile e della psicopatologia. Inoltre, è una psicoterapia sistematica finalizzata alla crescita e al cambiamento della persona, e una teoria della comunicazione e delle transazioni.
I suoi campi di applicazione sono vari e molteplici, da quello clinico, a quello educativo, a quello aziendale.

Nel linguaggio dell’Analisi Transazionale, qualsiasi atto di riconoscimento è definito carezza.
Per spiegare il concetto di carezze, Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, descrive alcuni bisogni familiari a tutti gli individui; tra questi, il più arcaico è il bisogno di stimoli, questi ultimi riferiti tanto alle stimolazioni fisiche che a quelle mentali. Rifacendosi a delle ricerche sullo sviluppo infantile condotte su dei neonati allevati in orfanotrofio, dalle quali emergeva che per i bambini le stimolazioni fisiche e affettive, come le carezze per l’appunto, erano fondamentali tanto quanto la soddisfazione dei bisogni primari (fame, sonno, pulizia), Berne ricondusse il termine carezza al bisogno infantile di essere toccati. Negli adulti, tale bisogno è ancora vivo; tuttavia, crescendo si imparano dei modi per sostituirlo anche con altre forme di riconoscimento, quali ad esempio, un sorriso, un complimento, ma anche un insulto, tutti gesti che segnalano all’individuo di essere stato “visto” e riconosciuto, seppur in modi diversi. Le carezze, dunque, garantiscono all’individuo benessere fisico e psicologico, e soddisfano il bisogno di riconoscimenti, innato e naturale, che tutti hanno.

Tipi di carezze

Esistono vari tipi di carezze:
1. Verbali o Non verbali. Le carezze verbali vanno dal semplice “Ciao!” a una conversazione completa. In sostanza, questo tipo di carezze include tutti quei segni di riconoscimento che le persone possono darsi attraverso le parole; dunque, esempi di carezze verbali possono essere rappresentati anche dagli insulti o dai complimenti. Le carezze non verbali sono dei segnali che non richiedono le parole, come i sorrisi, gli abbracci, o anche i maltrattamenti fisici. Come vedremo tra breve, infatti, il termine carezze non è da intendersi solo in senso positivo, come lascerebbe pensare ingenuamente la parola.
2. Positive o Negative. Mentre le carezze positive vengono vissute da chi le riceve come dei gesti piacevoli, quelle negative sono invece spiacevoli (ad esempio, l’insulto di cui sopra). Nonostante l’effetto che le carezze negative hanno su chi le riceve, le persone non cercano sempre quelle positive evitando le negative, poiché qualsiasi tipo di carezza è meglio di nessuna carezza, purché venga soddisfatto il proprio bisogno di stimoli. Fin da bambini, le persone agiscono istintivamente in questo modo. Può succedere, infatti, che in momenti in cui da bambini avevamo bisogno di una carezza positiva, non l’abbiamo ricevuta e il nostro bisogno di riconoscimenti non sia stato soddisfatto; abbiamo allora trovato dei modi per ottenere altri segnali di riconoscimento, anche negativi e dolorosi, pur di non rimanere privi di carezze. Un esempio può essere rappresentato da un bambino che viene trascurato dai genitori poco presenti, e pur di esser “visto” attua comportamenti oppositivi o violenti, ricevendo punizioni anche severe. Questo bambino continuerà a comportarsi così, anche se in risposta ai suoi comportamenti avrà delle carezze dolorose, se questo sarà l’unico modo per ricevere le attenzioni dei genitori ed essere dunque riconosciuto da loro. Da adulti, tendiamo a riproporre i nostri schemi infantili, e può darsi che continueremo a cercare carezze negative, come facevamo da bambini.
3. Condizionate o Incondizionate. Le carezze condizionate sono dei riconoscimenti per ciò che le persone fanno (un compito, un comportamento, ecc.), mentre quelle incondizionate si riferiscono a ciò che le persone sono, alla loro esistenza, a prescindere da quello che fanno e agiscono. Questo tipo di carezze possono essere positive o negative, ed essere manifestate a livello verbale o non verbale. Dire “Ti amo” alla persona cara è un esempio di carezza incondizionata positiva e verbale; fare una smorfia di disgusto osservando il lavoro realizzato da un’altra persona, è un esempio invece di carezza condizionata negativa e non verbale.

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